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Musica

Bonobo: incontri ravvicinati del quinto tipo

I due soli di Migration.

Diversi registi, tra cui Spielberg, hanno provato a descriverci un ipotetico incontro dell’uomo con entità extraterrestri, alternando flop assoluti ad opere riuscitissime.

Chi ha sicuramente fatto centro è Simon Green, in arte Bonobo, con il suo nuovo disco.

Migration è infatti un viaggio sensoriale ai confini del cosmo, un’iniziativa –totalmente umana– che si rapporta con qualcosa di non umano, che rapisce e che ci porta fuori di noi, a correre sulle sconfinate pianure del godimento musicale. Secondo voi è un caso che il video di Kerala , prodotto sfruttando la mai banale arte del glitching, faccia pensare ad un’improvvisa invasione aliena?

Bonobo ha buon gusto e questo album ne è l’assoluta conferma: il piano di Jon Hopkins nella title-track, gli arpeggi campionati di Break Apart, il sound ancestrale e africaneggiante di Bambro Koyo Ganda.

Persino la scelta dei titoli è connessa con l’universo mentale di Green: Kerala è uno stato dell’India meridionale caratterizzato da uno sconfinato sistema di lagune, laghi e affluenti; si possono quasi vedere donne e bambini che si schizzano giocosamente l’acqua in faccia durante i suadenti vocalizzi di questo pezzo. E che dire di Second sun, che ci porta a vedere l’alba intorpidita di un altro pianeta, dove i soli sono addirittura due? La musica di Migration è un ponte nell’universo.

Prospettive diverse, dunque, senza abbandonare le vecchie abitudini. I pezzoni da club ci sono eccome, e non fermatevi al featuring con Nick Murphy (fka Chet Faker), No reason, perché il downtempo di Bonobo si distende in tutta la sua magnificenza in tracce come 7th Sevens e la lunghissima Outlier, che varia il giusto per farci perdere senza annoiare.

Ciò che accomuna tutte le tracce è una sensazione finale di spaesamento, caratteristica dello schema ritmico di Green, che tende ad usare una sorta di sospensione per chiudere la traccia, dopo i trionfi della parte centrale.

Migrazioni mentali, fisiche –Bambro Koyo Ganda è stata incisa assieme alla band nord-africana Innov Gnawa–, aliene. L’album cristallizza in 12 tracce il fiorire e il fluire casuale della vita, in questo o in qualsiasi altro mondo ad anni luce da qui.

Ma il migrare più importante è quello dell’artista stesso, che con questo disco giunge a compimento, all’apice di un percorso musicale che dura da più di 15 anni.

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