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#Nuoveuscite: una settimana musicale devastante

Caparezza, Mount Kimbie, The National, Rkomi, Nosaj Thing, Blockhead e tanti altri

Sarà che l’8 settembre è la festa della natività della Madonna, ma ieri c’è stato un’esorbitante valanga di nuove uscite su Spotify.

 

  • RKOMI – IO IN TERRA

Partiamo dal nuovo album di Rkomi che ha capito le regole del rap (qui intervistato da Noisey). Nel suo nuovo album, “Io in Terra”, Rkomi può vantare tre collaborazioni che lo consacrano il principe della nuova scuola della scena rap. Stiamo parlando di Marra, Gue e il king Noyz. Il disco, nonostante i 23 anni di Mirko, è maturo. Le cazzate post-adolescenziali si eclissano, scompare quel tanfo di soldi tipico della scena, e le autoproclamazioni stanno al minimo sindacale. La triangolazione con Marra-Gue-Noyz non è casuale: Rkomi è sveglio, punta in alto, in modo collaborativo, elogiando l’intera scena, la nuova scena, e al tempo stesso crea un parallelismo con la vecchia guardia che alza l’asticella e aumenta la percezione di prestigio. Che giocata. C’è poi la novità di sfumature Rock, con assoli di chitarra come ad esempio in Mai Più. Insomma, c’è tanto da dire su “Io in Terra”, preferiamo lasciare a voi il verdetto. Sappiate solo che tra pochi anni ci sarà un nuovo king della scena rap. Lo stesso che oggi è un principe.

BANG


 

  • NOSAJ THING – PARALLELS

Devo dire che mi aspettavo tanto, ma tanto di più dal nuovo di Chung. Non ai livelli di Acquarium ovviamente, che certi capolavori non possono essere raggiunti così facilmente. Non me ne vogliate, ma non mi è andato troppo giù, l’ho trovato piatto, monocorde, ripetitivo, e sinceramente c’ho sentito parecchio ARCA dentro, specie in Get Like. La brutta copia di Arca ovviamente. Tuttavia devo anche ammettere che l’aspettativa era troppo alta, perciò me lo son riascoltato un altro paio di volte e…

CHEPPALLE.

[In chiusura invece: Sisters = traccione]


 

  • BLOCKHEAD – FUNERAL BALLOONS

Soltanto poter pensare di fare della strumentale hip hop nel 2017 è abbastanza da scemi di guerra. Per campionare un disco strumentale hip hop, sfumandolo con ritmiche di bossanova e samba a scaldare l’ambiente circostante, significa che devi stare un attimino fuori di testa. Tony Simon aka Blockhead lo è abbastanza: in questo disco poliedrico, cosmopolita, si incrociano influenze culturali più disparate e si manda a cagare qualsiasi canone convenzionale dell’EDM contemporanea. Un album dinamico, sinusoidale (specie in Ufomg e Cop Rock) con un comune denominatore esoterico che lo rende un botto suggestivo. Voglio soffermarmi un altro po’ su questo disco perché merita davvero, perché èun continuo crescendo di suoni informi, gestaltici, in cui il tutto è più della somma della sue singole parti. I suoni si evolvono continuamente e ciò che può caratterizzare un qualsiasi, QUALSIASI brano in apertura, non sarà lo stesso della chiusura: un flusso in continua evoluzione (Gobsmacked e Funeral Ballons, traccia di chiusura con tanto di sterzate di chitarra elettrica) in cui non sai mai cosa puoi aspettarti, proprio come nello scoppio di un palloncino.

CLIMAX

 


  • LCD SOUNDSYSTEM – AMERICAN DREAM

Ieri vi abbiamo parlato dell’ultimo degli LCD, in cui un linguaggio nostalgico e introspettivo fa da sfondo al nuovo album: l’American Dream non è più così dream. Potete leggere la rece su questo DISCONE qui.

DISILLUSO

 


  • THE NATIONAL – SLEEP WELL BEAST

Raga, tutta sta roba è uscita solo ieri. Non ho avuto il tempo materiale per ascoltarmi l’album (cosa che sto facendo ora), per quanto posso dire dalle prime due tracce: Matt, amico mio, vieni qui, fatti abbracciare e andiamo a tirare noccioline agli elefanti insieme.

Tuttavia, alle tre di notte, la nostra Martina Pao. mi dice di aver scritto una roba su di loro che fa così:

“Quattro anni fa ci eravamo lasciati con “Trouble will find me”. Ieri, 8 settembre 2017, i The National hanno fatto il loro grande ritorno: “Sleep well beast”, è questo il titolo del loro settimo album. Matt Berninger e i suoi continuano a mantenere l’attitudine da veri rocker, con una maturità in più che è anche giustificata dalla loro ormai quasi ventennale carriera. Si sa, il rischio per una band che raggiunge l’apice del successo, ma soprattutto della qualità, è la facilità con la quale si possono deludere le aspettative.

Ma i The National si confermano un gruppo con ancora molto da dire, una certezza in un panorama musicale in bilico.
La copertina non nasconde l’aura cupa di inquietudine che percorre le tracce e il titolo stesso svela una contraddizione di fondo. Ma l’intento di Sleep Well Beast è proprio questo. I The National non nascondono la loro serena rassegnazione, e lo stesso Berninger ha dichiarato di non voler cantare per esaltare la vita, ma per cercare di sopportare le contraddizioni e soprattutto le irrinunciabili sofferenze della vita stessa. Infatti in “Walk It Back”, terza traccia dell’album canta “I can’t stay and I can’t come back/i’ll just keep awake and I wont react (…) but I won’t collapse” .
Le 12 tracce si susseguono con fluidità, ritroviamo il rock puro dei primi tempi affiancato da tante influenze diverse e riscontrabili anche solo al primo ascolto: impossibile non chiedersi se sia stato Nick Cave ad aver scritto “Turtleneck” e impossibile non stupirsi di fronte alla “deriva” elettronica di “I’ll still destroy you”. Il risultato è un disco che difficilmente lascia indifferente l’ascoltatore e che inevitabilmente lo pone di fronte a molte domande e un’infinità di risposte ancora da scoprire.
“Can’t you find a way?” ci chiedono i The National in “Empire Line”. Una cosa è sicura, i The National la loro, di strada, l’hanno trovata.”

 

CHAPEAU

 


  • MOUNT KIMBIE – LOVE WHAT SURVIVES

“L’amore che sopravvive”, che fatica già il titolo. Ma partiamo dalla fine: King Crule is back. Quel roscio londinese che sputa sul mic è tornato a collaborare con il duo inglese dopo le due felici collaborazioni in Cold Spring Fault Less Youth, penultimo lavoro di MK. Personalmente, ho rischiato di cagarmi addosso prima di ascoltarlo, perché questo duo è uno di quelli che sta nel mio olimpo elettronico e che ho avuto la fortuna di ascoltare live un paio di anni fa. Perciò l’attesa per l’uscita del nuovo album è stata snervante, sebbene anticipata dal lavoro con Ivan Marshall, il roscio di prima. Facendo qualche passo indietro, torniamo a procedere per gradi e prendiamo in considerazione un paio di pezzi: Delta, ad esempio: fuori tempo, esplosivo, al limite del borderline. E poi “We go home together” il primo brano con Blake, che distende la sua voce ai limiti della stecca e che si sposa alla perfezione con la base lamentosa e sofferente. Chiude l’album “How we got by” la seconda, canzonata, collaborazione con Blake. Il pezzo chiude, in modo coerente, il melodramma di un album introverso, quasi disperato, in attesa di un amore che vuole sopravvivere.

 

CHE FATICA LA VITA DA BLAKE


  • ATRIUM CARCERI – BLACK CORNER DEN

black corner

Ad aprire il nuovo capitolo scuro del produttore svedese Simon Heath c’è Laudanum, immagine perfetta della stessa copertina dell’album che ritrae un fumatore d’oppio nell’angolo di una camera buia illuminata dalla sola luna. In “Prepare the stage of night” i toni si fanno via via, sebbene più distesi rispetto il brano di apertura, anche più cupi e intensi, pronti a inabissarsi  dentro la propria anima. Il titolo dello stesso brano lascia immaginare la ritualità di una preparazione notturna quotidiana, lenta, ma sempre identica. Ed è interessantissima, perché l’immagine che evoca sembra il rituale di un tossico che prepara la propria dose, in modo ordinato. E l’evocazione della droga torna anche nel campionamento del braciere che brucia sul sottofondo di “An atrementous City”. Poi il sonno profondo di “A Deeper Dream”, finalmente disteso per poi agitarsi in “Wind-up Orchestra”, calmarsi in “House of Tinctures” e prepararsi alla fine del viaggio, o del secolo, con End of the century”.

 

ABISSALE


  • FOUR TET – SW9 9SL

Non è proprio una nuova uscita perché ha già una ventina di giorni, ma se ve lo foste perso, noi ve lo linkiamo qui e freniamo per la prossima nuova uscita.

CALCIO DI RIGORE


Per il resto ragazzi sono usciti anche Prisoner 709 di Capa, che pare tornato con un rodimento di culo incredibile, la nuova uscita degli U2 con “You’re the best thing about me” e per non farci mancare nulla anche “Caught by the wind” degli Stereophonics. Ora uscite fuori il nuovo di Bello Figo, subito.

 

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