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Cosmotronic è un disco meno cazzaro di quanto pensi

Inquietudine, isolamento, danza e ricerca: Cosmotronic e i suoi mille significati.

Sì, lo so.

In questo disco Cosmo pesta peggio di un after in mezzo ai boschi. Ma vi assicuro che c’è molto altro oltre alla cassa dritta.

Il suo terzo lavoro, uscito il 12 gennaio per 42Records e chiamato Cosmotronic in onore dei party elettronici che Marco Bianchi organizza assieme ai suoi compari negli scantinati di Ivrea, è un disco sovversivo, crudo, per certi versi politico.

Non mi credete? Provo a spiegarmi meglio.

L’inquietudine che anima questo disco parte sin dal suo creatore. Il producer di Ivrea ha infatti una doppia anima a sostenerlo: quella puramente cantautoriale, fatta di una certa ricercatezza e di un marcato esistenzialismo e quella enormemente più cazzara, cafona, drogata. Ecco spiegata la divisione di questo lavoro in due dischi, dove la prima tendenza lascia spazio alla seconda dopo nove brani, dividendo l’esperienza di ascolto in due viaggi ben distinti.

O così sembrerebbe.

Ho ascoltato il disco nella sua interezza più volte e beh, sono arrivato alla conclusione che questo dualismo è praticamente inscindibile.

Ne L’ultima festa pop ed elettronica si amalgamavano bene ma ancora senza quel bisogno così forte di venire a patti con le due visioni che Cosmo ha di sé stesso.

In Cosmotronic avviene una scissione, o meglio una potenziale scissione. Perché essa rimane al livello della possibilità senza compiersi del tutto, se non forse per gli unici due brani strumentali dei quindici proposti, Ivrea Bangkok e 5 antimeridiane.

Non c’è mai, insomma, un momento nel disco in cui si pensa che tutto questo materiale sia fine a sé stesso, pura estetica della cassa e nient’altro. Anzi, andrebbe ascoltato almeno una volta nel privato della propria stanza senza muovere un muscolo.

Innanzitutto, il messaggio. Ne ha parlato lo stesso autore a Radio Deejay ospite di Albertino dicendo che il disco è nato “per prendere possesso del proprio corpo, ballando”.

Ora già vi vedo tutti a muovere il culo, ma non c’è proprio un cazzo da ridere.

La danza come feticcio contro la spersonalizzazione del corpo e il frantumarsi dell’identità è un tema filosofico-sociale su cui il Novecento è ricco di spunti. E Cosmo lo ha provato sulla sua pelle: trasformare in performance la sua musica, la sua stessa vita per superare questo dualismo che lo imprigiona dai tempi dei Drink to me.

Ecco qualche spezzone di testo che forse ti era sfuggito mentre eri impegnato a calarti gli occhiali da sole specchiati sulla faccia:

BENTORNATO

E dimmi come fai, come fai
A prenderti sul serio
A farlo davvero
A credere di contare qualcosa
Di essere qualcuno
Tu non vali niente
Esattamente come me

Quello di essere tutti nati in mano al caso, apparentemente senza nessun disegno universale alla base, è un tema che Bianchi aveva sviluppato soprattutto nel suo primo disco, Disordine, e che ora ritorna prepotentemente nella traccia d’apertura del disco.

Vorrei fare tutto in un unico concerto

La vita e la morte portate come performance sul palco, una zona franca in cui questi due elementi che sembrano così all’estremo finiscono invece per coincidere.

TURBO

C’è la realtà che mi bussa alla porta
Non so
Se aprire o se nascondermi

In Turbo, che sembrerebbe il testo più spensierato e che forse è il vero singolone del cd, si nasconde un vero e proprio messaggio politico. La realtà che bussa alla porta è la consapevolezza del mondo circostante che lasciamo fuori da noi, costruendo un muro di superficialità e risate. Il campionamento di musica siriana che ne costituisce l’ossatura non è messo lì per caso, ma assume anche risvolti socio-culturali.

SEI LA MIA CITTÁ

Sei la mia città ti vengo dentro
E se succederà qualcosa nascerà

Questo è il tipico stile di Cosmo, libero da filtri e tabù di ogni sorta. In questo caso ad essere rappresentato è l’amore privo di schemi e barriere, un amore anarchico e forse ingenuo. Ma puro.

Ecco, questo verso magari non vi era proprio sfuggito, vero?

TUTTO BENE

Mia zia lottava dentro a un ospedale
E adesso non c’è più

Anche la morte nei testi di Cosmo è affrontata con una consapevolezza quasi serena, pur mantenendo quella leggera nota di malinconia che rende la vita una sconfitta sin dal suo inizio.

TRISTAN ZARRA

 L’hai già notato?
La superficie delle cose è liscia
Lucida, perfetta
Senza irregolarità
E’ già la promessa di un futuro grandioso
Adesso accomodati e rilassati
Rilassati, rilassati
Rilassati, rilassati
Rilassati…

Questa volta la voce registrata non appartiene a Cosmo ma ad una doppiatrice professionista, Beatrice Caggiula, a cui l’artista si è rivolto. E se le parole inneggiano al relax, noi che abbiamo imparato a diffidare dalle voci rassicuranti guardando Black Mirror invece ci grattiamo, perché sentiamo che in fondo qualcosa non va nella pronuncia sinuosa della donna. Il pezzo nel complesso è anche una dichiarazione di guerra alla struttura classica della canzone pop italiana, l’anarchia in musica, e ci incasina le orecchie pur mantenendo un’armonia di base.

L’AMORE

È come in un sogno incredibile
Magari poi non è vero, però adesso ci credo

 Il cinismo velato non risparmia nemmeno il pezzo più caldo e radiofonico del disco: la vita è ancora una volta intesa come sogno, un accidente, una messinscena cosmica che è lì per caso.

Nel dubbio, però, balla e tromba con chi vuoi.

ANIMALI

E se vuoi, se lo vuoi
Basta solo allargare le gambe
Che cos’è?
Godi anche se sente tutto il palazzo

Un altro inno all’amore libero e alla promiscuità. Senza limiti di genere e di contraccettivi, visto che a quanto pare a Marco piace venire dentro.

QUANDO HO INCONTRATO TE

Quanto è borghese tutto questo, mi vergogno un po’

 Cosmo non è il classico tipo romantico e quando, di volta in volta, sputa un testo più sdolcinato della media un po’ ci rosica. Ed è lì subito a cercare di negare questo suo lato smaccatamente pop.

Stai tranquillo kompagno, ci piaci anche così.

HO VINTO

Ma quando parlo d’amore
Lo faccio dal buco del culo del cuore
Senza pudore

E niente, lui ci prova e ci riprova. Ma la rima cuore-amore non gli esce proprio mai. Semmai esce filtrata da qualche altro buco. Senza pudore, appunto. Sporco, arrabbiato, spocchioso, canta veloce come già aveva fatto in Fino al giorno in cui, duetto con Demonology Hi-Fi, side-project di Max Casacci e Ninja dei Subsonica.

ATTRAVERSO LO SPECCHIO

Ho trovato un passaggio
Attraverso lo specchio

 Uno dei brani più spinti e col testo più scarno di tutti ci ribadisce una cosa: la vita è un inganno e riflette solamente quello che vogliamo ritorni a noi. Ma che succederebbe se il vetro si frantumasse e l’illusione finisse di colpo? I riferimenti al mito della caverna di Platone e alla trilogia di Matrix si sprecano.

BARBARA

Come un acrobata
Camminando su un filo sottile
Cercando di non cadere

 La donna del titolo è la stessa a pronunciare l’unica frase della canzone, che a dir la verità non brilla per originalità. Ma si tratta della madre di Marco nel tentativo di dire qualcosa di poetico, quindi va comunque tutto bene. E poi eravamo tutti già distratti dall’effetto sonoro che sembra (?) una bestemmia.

LA NOTTE FARÁ IL RESTO

Sono nato in un posto a caso
Tutti lo siamo

Il brano della seconda parte che forse ha più potenziale di tutti si apre con una frase che ha poco di rassicurante e ci lascia tutti in balìa del caso. Migliaia di sliding doors ci ricordano ogni giorno che la nostra vita è una tra le miliardi di vite possibili. Na’ passeggiata di salute.

TU NON SEI TU

Io non credo in Dio
Ma nell’odore degli animali

 Questo forse è il pezzo che al primo ascolto avrai capito di meno. Qui Cosmo ci prospetta un mondo frutto di un’evoluzione del tutto casuale senza nessun disegno prestabilito, nessuna divinità onnipotente.

Le foglie cadono, si seccano
E noi ci pisciamo sopra

 Le stagioni vanno avanti, si susseguono e tutto prima o poi si disintegra. Pisciare sopra la natura che fa il suo corso non significa altro che accettare questa continua e spietata evoluzione. Perché tanto nessuno ci può fare un cazzo.

Io non sono io
È tutto inventato
Ma è un po’ complicato
Da spiegare
[…]
Ma nemmeno tu
Figuriamoci tu
Tu non sei tu

Nell’ultimo pezzo il cinismo di Marco si spinge fino a un nichilismo che ci spossessa finanche dell’identità. Nemmeno io posso dirmi io. Posso solo ballare e tentare di riappropriarmene così, giusto il tempo di una nota spinta all’estremo.

 

Puoi farti un giro a Ivrea con Noisey e Cosmo e puoi seguire Mauri anche su Instagram

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