Radio Càos
Musica

Elephant9 – Greatest Show on Earth

Capitano quei giorni in cui bisogna recensire un album, ma non c’è neanche una nuova uscita notevole. Nemmeno una. Allora, scavando nei meandri dell’internet, ecco spuntare questi Elephant9. Complesso norvegese, nominalmente di jazz/rock. Trio formato da Ståle Storløkken (tastiere), Nikolai Eilertsen (basso) e Torstein Lofthus (batteria). Ascoltiamo. L’aspettativa è nulla.

Sorpresa. L’album, che si chiama Greatest Show on Earth, non è per nulla quello che ci si aspetta. Almeno, a non conoscere prima il gruppo. L’impressione immediata, certamente favorevole, è di ascoltare una sorta di dizionario del rock progressivo.

Le canzoni sono tutte improvvisazioni basate su piccoli spunti, riff appena accennati. Di jazz ce n’è poco o nulla, ma pazienza, perché il risultato finale non lo fa rimpiangere. Per i nostalgici del prog classico, anche quello un po’ ricercato, qui si trova di tutto.

Già la canzone d’apertura, “Way of Return“, ci rimanda subito ad un rock lento e atmosferico, molto ambient ma anche post-rock, con passaggi che ricordano immediatamente i Soft Machine. La seconda canzone, “Actionpack1“, la migliore del disco, ci porta poi immediatamente al krautrock di gruppi come i Can, con riferimenti però anche al math rock anni ’00. Ascoltando la batteria in questo pezzo è impossibile non ripensare al Phil Collins dei Genesis classici, periodo 1971 – 1974.

Farmer’s Secret“, la terza traccia, attinge a piene mani dagli Emerson, Lake & Palmer. Così fa la quarta, “Dancing with Mr. E“, soprattutto ricordando “Tarkus” (1971), ma anche i Deep Purple, specie nell’impetuosa presenza delle tastiere distorte.

Mystery Blend“, con la sua atmosfera magica e misteriosa, reca il doveroso omaggio (a questo punto c’è da aspettarselo) ai Pink Floyd, soprattutto a quelli di A Saucerful of Secrets (1968) e Atom Heart Mother (1970). La traccia che viene subito in mente, a dire il vero, è “Careful with That Axe, Eugene” (1968).

L’ultima traccia, che chiude il breve ma intenso album, è “Freaks“, e dice tutto già dal titolo. Qui, tra melodie circensi e farsesche, riscopriamo i Gong.

Chiaramente gli Elephant9 conoscono la storia della musica, e la rimaneggiano, la ripropongono, la riassumono. Di fatto, per esempio, lo stile del tastierista, Ståle Storløkken, è innegabilmente costruito su quello di Keith Emerson. Vari passaggi strumentali richiamano, ancora, i Caravan. E così via. La bravura nell’improvvisazione non è da discutere.

Insomma, Greatest Show on Earth degli Elephant9 è un disco sorprendentemente ricco, che ci fa credere di essere ancora nel 1970, senza tuttavia scadere in una blanda operazione di revival, o di citazione scolastica.

 

 

POTREBBERO INTERESSARTI