Radio Càos
Musica

Blue Madonna è la conferma del successo di Børns

Cronistoria di un'ascesa fulminea

Già il nome e la copertina di questo album sono più che sufficienti come invito all’ascolto. Blue Madonna è il terzo album di Børns, cantautore del Michigan, generazione 1992. Passato abbastanza in sordina con gli altri due album all’attivo, quest’ultimo si presenta come una discreta novità nel filone elettro-pop. In realtà, ascrivere l’album ad una sola categoria sarebbe limitante e non farebbe onore a Garrett Borns.

“Istrionico” crediamo sia il giusto aggettivo per definirlo; in adolescenza ha fatto di tutto, dall’apprendista stregone all’attore, insomma un’anima artistica, la sua, prorompente, che evidentemente non vedeva l’ora di sbocciare in qualcosa che gli desse più visibilità, come effettivamente è riuscito a fare con Blue Madonna. In questo album troviamo di tutto, dalla base elettronica, al folk, dal sintetizzatore anni ’80 alla Depeche Mode fino alla ballata.

La sua voce poi, (sarà che l’androgino è ritornato in gran voga nella musica contemporanea, Greg Gonzalez dei Cigarettes after Sex docet) articolata in ripetuti falsetti, dà un tono di originalità alle tracce, senza essere monotona né ridondante. Efebico anche nell’aspetto, Børns dimostra però un notevole carattere nelle performance. E, seppur Pitchfork, autorità nel settore, non sia stato così clemente nel recensire quest’album, giudicandolo banale, con del potenziale ma incapace di fare il grande salto, noi crediamo sia opportuno almeno segnalare agli ascoltatori questo disco, pronosticando per il giovane cantautore del Michigan una rapida ascesa.

God save our young Blood a dir la verità, la canzone che apre l’album ft. Lana Del Ray, non è né più né meno una di quelle canzoni rintronanti che ci propinano spesso le catene d’abbigliamento, ogni santa volta in cui entriamo in un negozio del genere. Il falsetto di Faded Heart rende invece l’album più accattivante: il ritmo veloce e lento, in sequenza, ci riporta subito agli anni ’80. Più fluttuanti ed eteree sono invece le atmosfere cantate in Sweet Dreams.

L’album fin qui aveva già assunto una certa coerenza, ma prima di dare un giudizio affrettato e qualificarlo come “elettro-pop” bisogna ascoltare We don’t care con cui si alza l’asticella: il pezzo ha in sé qualcosa di Lust For Life, (non si escludono allucinazioni di chi scrive) con un intermezzo indianeggiante che ci sta a pennello.

borns

Sicuramente l’idea musicale complessiva di questo album è ben studiata, nel senso che tutto è calibrato affinché ti entri in testa e non ne esca più. Il primo, ma anche il secondo e il terzo ascolto convincono sempre di più. Certo, niente di nuovo sul fronte occidentale, visto che non c’è una traccia che ci possa far dire ok Børns è la rivelazione di questo 2018.

Nell’insieme, del resto, questo è un album di canzoni d’amore e l’amore, si sa, vende sempre. I testi non sono eccezionali, non c’è ricerca né lirismo, non ci sono troppe elucubrazioni mentali nel descrivere gli stati d’animo, sicuramente perché questo non vuole essere un album impegnato ma un album bello, un album glamour. Tutto torna se si pensa alla copertina in cui Børns indossa Gucci.

Blue Madonna poi è un tributo chiaro e tondo alla regina del pop, Maria Ciccone, dal richiamo a Like a Virgin, a True Blue, fino alla dedica nel titolo.

Tirando le somme, Blue Madonna è un album piacevole, che si ascolta volentieri, ballabile al punto giusto. Pecca perché non molto diverso dal precedente Dopamine che forse aveva il pregio di essere più frizzante, di cui non possiamo non citare Electric Love, singolo interessante. In ogni caso, resta il fatto che di Børns sentiremo ancora tanto parlare e siccome ci piace essere sempre sul pezzo, non possiamo esonerarci dall’ascolto di questo suo ultimo lavoro

POTREBBERO INTERESSARTI