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Fever Ray – Plunge

Il secondo album di Fever Ray è un incubo elettrico di industrial-synthpop

Karin Dreijer, alias Fever Ray, è una metà dello storico duo svedese di musica elettronica The Knife. In quanto tale, la cantante si trascina dietro nei suoi lavori solisti (questo è il secondo) tutte le influenze del gruppo.

Plunge è un disco sempre in bilico tra mainstream e scena alternative. Lo provano pezzi tranquillamente orecchiabili e quasi dance come la prima traccia, Wanna Sip. E poi, canzoni che si collocano all’estremo opposto – Falling, sperimentale e rumoristica.

Abbiamo i ritmi tribali di IDK About You, l’episodio tutto stile Björk di Mustn’t Hurry; This Country, che sembra una canzone dei Depeche Mode di Black Celebration; Red Trails, che richiama una certa psichedelia elettronica ed è la più “organica” di tutte.

To the Moon, non a caso scelta come primo singolo, è la canzone più positiva, e anche quella più pop dell’album; ma non deve essere indicativa del resto del disco, risaltando anzi come un’eccezione.

Su tutto trionfano sonorità elettroniche d’ispirazione industrial e post-punk, ma anche synthpop, techno e, perché no, dance.

Fever Ray mostra di padroneggiare tutti questi linguaggi con maestria e sicurezza, computando un album che certo non sarà inviso né ai fan di The Knife né agli appassionati di musica alternativa.

L’intero disco è coperto da un velo di atmosfere dark e cupe, che fanno da controcanto ai motivi sessuali sparsi qua e là nei testi.

Per chi ha orecchie per intendere, Plunge si può aggiungere tranquillamente a quella già lunga lista di grandi album usciti in quest’anno 2017.

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