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Gazzelle: come debuttare senza debuttare

Ce lo siamo ripetuti fino alla noia, l’anno da poco concluso e quello ora in corso hanno portato un sacco di soddisfazioni a tutti quegli artisti italiani che, per un motivo o per l’altro, non erano finora entrati nei radar del grande pubblico. La cosa adesso più sorprendente è che questo processo, che magari si pensava fosse in fase di assestamento, è in un momento di notevole velocizzazione.

E un’ulteriore conferma di tutto questo è arrivata dal release party del disco di Gazzelle, Superbattito, di venerdì 3 marzo al Monk di Roma.

Su Flavio, questo il suo vero nome, prima dell’uscita del disco e della data zero  –avvenute peraltro lo stesso giorno– sapevamo veramente poco. Si era “rivelato” al mondo lo scorso anno con il singolo Quella te sotto l’etichetta Maciste Dischi, un brano synth-pop caldo e triste, strappato via dalla gola quasi alla Vasco prima maniera. Da lì in poi è stato un crescendo di hype: tra un profilo Instagram pieno di facce a metà o foto di spalle e video su Facebook in cui lo si vedeva esibirsi alla tastiera, sempre senza mostrarci la totalità del suo volto. Senza contare le interviste rilasciate a siti di musica abbastanza seguiti dal pubblico giovanile.

Il tutto, quindi, opportunamente studiato ad hoc dalla sua etichetta per lanciarlo al meglio.

L’inizio di quest’anno ha visto l’uscita su Youtube di altri tre singoli, Nmrpm, Zucchero filato e Non sei tu, l’annuncio dell’uscita del disco e del tour collegato.

 

Fino ad arrivare al primo concerto.

Le cose che mi hanno colpito appena arrivato al Monk sono state principalmente due.

Innanzitutto il pubblico. Potrebbe essere banale dirlo ma alla data zero di un semi-sconosciuto non è così scontato che il locale registri un sold-out.

Poi la caratterizzazione, già altissima, del personaggio Gazzelle. Al botteghino, per chi aveva preso i biglietti in prevendita, veniva distribuito merch a forma di cestino gelato, che è anche l’emoji più utilizzato da Flavio sui social. Ma l’elemento più interessante a livello di marketing è stato il posizionamento di una macchina per lo zucchero filato a poca distanza dal palco, per collegarla idealmente alla sua canzone.

 

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Se per il pubblico questo spostamento di attenzione verso l’indie italiano è fatto ormai assodato, non è lo stesso per l’artista, che si vede piovere letteralmente addosso reggiseni e capi di vestiario vario mentre sta ancora muovendo i primi passi sulla scena. Ed è stato proprio così per  Flavio, che forse non si aspettava tanta gente, tanto da essere un po’ giù di voce sulle prime note di Balena e di Nmrpm –questa con il feat. di Leo Pari  e a non riuscire a mettere insieme una frase di senso compiuto per l’emozione.

Ma sciolto il primo magone ecco che la voce si impenna, la tastiera crea un’ atmosfera psichedelica, fluiscono i suoni struggenti a cui eravamo abituati su Youtube. La musica di Gazzelle è per sua stessa ammissione un sexy-pop, qualcosa che seduce e attira a sé, un mondo fatto di sintetizzatori, gomme da masticare, capelli color zucchero filato e cuori infranti. Un vivibile spazio pseudo-adolescenziale che forse solo Squèrez dei Lunapop aveva reso così concreto nella nostra immaginazione.

Il pubblico risponde bene, sa già tutte le canzoni a memoria nonostante il disco sia uscito il giorno stesso su Spotify e tre giorni prima in esclusiva su Rolling Stone. E allora giù con Demodè, Meltin’pot e Non sei tu, come caramelle scartate mano a mano, che gridano la scarsa attitudine alla vita sociale di Flavio ma allo stesso momento creano un’empatia non banale con chi ascolta.

 

Il tutto in un’atmosfera dall’inizio alla fine familiare, che è a conti fatti quel quid in più che interiorizza il progetto musicale dell’artista e crea il suo seguito. Tra il pubblico c’è molta gente con cui probabilmente Flavio si sbronza tutte le sere, e tutti gli altri non possono far altro che venirne contagiati. Su Zucchero filato scatta persino la pogata selvaggia.

Il picco del concerto non è però l’esecuzione di Quella te, lasciata ovviamente per ultima, ma il bis che Flavio concede alla folla ormai innamorata di lui, una versione unplugged di Non sei tu. Chitarra e voce a ribadire, qualora non si fosse capito, che oltre ai testi orecchiabili il ragazzo musicalmente c’è: eccome.

 

Un debutto non debutto insomma.

Perché l’hype intorno all’artista si era già fagocitato tutti i possibili dubbi che ogni esordio di solito nasconde. Oltre al fatto che Superbattito è un album coerente nel suo insieme – per chi lo canta e per chi lo ascolta – e non poteva, quindi, non piacere a chi ha apprezzato i primi singoli rilasciati.

E poi? Poi basta perché “regà il disco è corto”. Ma è innegabile invece che il progetto di Flavio Gazzelle, cominciato ufficialmente dal Monk, abbia le potenzialità per durare ben più di un gelato che si squaglia al sole.

 

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