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L’ansia e il disagio non sono solo di Giancane

L'artista romano, ex membro de' Il muro del canto torna con un nuovo album

Giancarlo Barbati Bonanni in arte Giancane, ex membro de’ Il Muro del Canto, in un’ intervista del 2015 de’ Il Fatto Quotidiano, quando lo speaker radiofonico Valerio Cesari gli chiede a chi nella musica lo si può paragonare, risponde: “io sono un mix tra Bennato, Johnny Cash, i Dropkick Murphys e i Pooh.”

La risposta così precisa e variegata dà anche un po’ l’idea di un artista che è palesemente fuori dal coro. L’esordio ce l’abbiamo con l’EP Carne e successivamente con l’album Una vita al Top che lo ha portato di più in giro, trasmesso a Roma da Radio Rock.

La presentazione avviene in Ciao sono Giancane, che ha l’intento di essere un manifesto di poetica: sembra una canzone scritta da un bambino per gli adulti, in cui si giustifica, sarcasticamente si scusa, di non essere Arisa, Annalisa o Emma Marrone, “io però vi manderò a fanculo”, dice.

Se la sta prendendo ovviamente con la critica e con la diffusione massiva di icone pop di scarsa qualità. La spigolosità delle parole di alcuni suoi testi si amalgama perfettamente con i ritmi che vanno dallo ska all’Irish punk.

Sicuramente Giancane mostra influenze nel suo stile, ricordando canzoni della Bandabardò o dei Vallanzaska, se non dei Modena City Ramblers, ma meno impegnate nelle intenzioni. Già latente ai tempi di Una vita al Top c’è la critica al consumismo, ma fino a qui resterebbe la solita omelia contro i tempi moderni.

Non mancano le citazioni colte, in Come sei bella si fa riferimento di sfuggita a “Piazza Grande” di Lucio Dalla.

Giancane comunque non viene da un background di cantautorato e proprio per questo infatti dice di non essere un “cantautore di merda.” Faceva il fonico e il producer in uno studio discografico.

Sembra uno che si è rotto le palle di stare nello studio di registrazione e si è messo a strimpellare senza regole, ad urlare la rabbia, sua, nostra chi lo sa, e la cosa gli è riuscita perfettamente, almeno a quanto pare da questo primo album. L’immagine che ne esce è quella di un contestatore, Giancane fa il Savonarola della situazione e ne ha davvero per tutti, aristocratici, vegani, vecchietti, con l’IKEA, con il mercato della musica, e ci piace, o almeno in questo primo album, ci è piaciuto per questo.

Se di questo album d’esordio abbiamo apprezzato, nonostante tutto, l’innocenza e la rivisitazione folk all’italiana ed anche il non avere peli sulla lingua, cosa ci dobbiamo aspettare da questo suo secondo album, Ansia e Disagio, pubblicato nel 2017?

Giancane

1 verticale: il più grande calciatore di tutti i tempi. Aiutino: ha giocato solo nella Roma.

Se è vero che un libro non si giudica dalla copertina e che ciò che chiamiamo rosa con lo stesso nome avrebbe lo stesso profumo, in barba alle citazioni, soprattutto quelle shakespeariane, vogliamo partire proprio dalla copertina e dal nome di questo album. La copertina potrebbe benissimo essere il frontespizio della Settimana Enigmistica. Al centro del cruciverba il cantautore, a sinistra una serie di definizioni simpatiche, tipo: “iniziali del Ferro che canta” oppure “una peroni per 22” e chissà che il cruciverba non sia stato costruito ad hoc, a voi il piacere di risolverlo e provarci. Ansia e Disagio, poi, due parole che sono stringatamente l’emblema di quello che la nostra generazione è. Viene presentato anche un po’ a sfottò come “un disco che vanta innumerevoli imitazioni.”

Provando a fare pronostici, chissà che non salirà proprio lui quest’anno sul palco del Primo Maggio in Piazza San Giovanni.

Il groove dell’Intro ci spiazza, Giancane ci mette più carattere, la voce è più roca, il tutto risulta molto più aggressivo. I toni non cambiano nella seconda traccia, il cui ritornello si esplicita con un “affanculo pure voi”, passando per i famosi ‘Froci della Nike’ anche citati nei destinatari dei vari Vaffa.

Giancane dichiara di aver voluto riprendere gli anni ’80, come si capisce dal sintetizzatore preponderante in Disagio, in cui Giancane si scaglia contro chi, da un pulpito, si profonde in citazioni colte, regalando piuttosto al cantautore solo ansia e disagio, pane e veleno insomma.

La maschera da duro cade in 2 volte 6, una canzone quasi d’amore, avrebbe detto Guccini. Giancane non si prende mai troppo sul serio, né come cantautore, né come papabile amante, ed è questo che apprezziamo.

Limone è il singolo che è stato più pubblicizzato, forse per il video in cui si è prestato come attore Chef Rubio.

Limone è una bella descrizione, senza veli, di quello che sono stati gli anni ’80, gioie e dolori, una bella pennellata di storia moderna, in cui ci rivediamo anche se gli anni ’80 non gli abbiamo vissuti, sentendoci figli comunque di un apparato musicale che ci è pervenuto da lì.

Il sinth sotto si sente bene e le influenze si sprecano, un bell’inno, questo, che dovremmo ascoltare giocando a pensare alla canzone che ci ricorda, perché crediamo sia anche quello l’intento dell’artista romano, quando sottotitola l’album con “il disco che vanta innumerevoli tentativi di imitazione.” A me Limone ricorda ‘Scusa Mary’ di Rino Gaetano, con qualche decina d’anni in più.

Il fatto che Giancane abbia alzato l’asticella anche nelle tematiche trattate lo vediamo in Adotta un fascista che vede la collaborazione di Lucio Leoni.

La canzone cade a fagiolo in un periodo in cui sempre più scandalo fanno questi “saluti innocenti”. Il tema è caldo e non poteva essere trattato che con questi toni sarcastici e irridenti.

E visto che ci avviciniamo al Natale non ci facciamo mancare neanche un Buon Compleanno Gesù, che però, oltre ad essere un fantastico quadretto familiare, alquanto comico, non risparmia i soliti toni, mettendo insieme la satira e la canzone natalizia costellata addirittura di intermezzi di cornamusa.

E all’ansia e al disagio non poteva non accompagnarsi l’ipocondria. Ipocondria è la nona traccia dell’album. Giancane ci descrive un profilo psicologico, è quasi clinico nel farlo, si smaschera descrivendoci le sue paure.

L’album risulta quasi simmetrico nel complesso, alternando una parte più autobiografica ad una sorta di analisi sociologica spicciola che ci rappresenta; per questo non possiamo bypassarlo.

Il rappare di Rancore può accompagnare solo. L’album si chiude con Ipocondria pt 2 con una base da Gigi D’Agostino in cui si distillano nomi di malattie in latino: è ancora una volta Giancane che ci prende per il culo.

E infatti, per restare coerenti, L’amour toujours chiude il disco, una cover rockeggiante, pacchiana quasi, ma che, come ormai abbiamo cominciato a capire, è nello stile del romano. Lui dice che la sua, quella di questo album, è la musica più sana ed economica.

Concordiamo: libera la mente, è addirittura ballabile, e poi ci sono anche delle canzoni di Natale. Insomma, a premere play su Ansia e Disagio si fa il colpaccio. Non lasciamoci impressionare dal titolo allora e piuttosto giudichiamo dalla divertente e sorniona copertina.

 

 

 

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