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Musica

GUM – The Underdog

Il ritorno dei Tame Imp… ah no.

Jay Watson, a.k.a. GUM, è un musicista polistrumentista australiano. Già membro dei Tame Impala e principale forza creativa dei Pond, assieme a Nick Allbrook. Tutti questi gruppi e musicisti provengono da Perth, in Australia. Si può già, a pieno titolo, parlare di una scena di Perth. Ed è una scena di rock neo-psichedelico. Tutti hanno cominciato rifacendo fondamentalmente i Led Zeppelin, con tratti più psichedelici. A metà del presente decennio (2015), c’è stato però uno spostamento generale verso una neo-psychedelia/synthpop che bene accoglie molta elettronica e non disdegna derive disco/pop.

Questo è esattamente ciò che si sente anche nell’ultimo album di GUM, intitolato The Underdog. E il punto è che questo è anche ciò che si sente nell’ultimo album dei Pond, The Weather (2017), e nell’ultimo dei Tame Impala, Currents (2015). Jay Watson, essendo parte attiva di entrambi questi gruppi (e dei vari progetti paralleli), non può che riportare e reiterare il sound particolare che questi musicisti hanno creato tutti insieme sotto il sole dell’Australia.

Ed è un bene questo? Sì e no. Diciamo di sì per chi, come il sottoscritto, ama Tame Impala e Pond, e ama questo tipo di psichedelia molto pop, colorata ed elettronica. Diciamo di no nella misura in cui, in particolare, The Underdog di GUM non compie nessun reale passo avanti. Se le recenti produzioni di Tame Impala e Pond si assettano, come qualità, sul “bene benissimo”, non si può dire lo stesso di GUM. Sembra infatti che Jay Watson si accontenti qui di fare il minimo indispensabile, in quanto a composizioni ed arrangiamenti.

Quasi come se non volesse superare i colleghi.

Nel disco ci sono certo canzoni notevoli: la title track, “S.I.A.” e “The Blue Marble“, in particolare, spiccano tra tutte. Tuttavia, terminato l’ascolto del disco si ha davvero l’impressione che manchi qualcosa. Che The Underdog sia più un esercizio di stile. Il che, in fondo, ci può stare, considerando che si tratta di un side-project. Un divertissement, insomma. Una sorta di sfogo stilistico che non deve e non può togliere tempo all’attività principale di Watson (con i Pond).

The Underdog è quindi un disco che può piacere se preso come corollario e contorno di una scena molto più ampia e complessa. Scena nella quale il songwriting di Jay Watson va rapportato a quello dei colleghi, primo fra tutti Kevin Parker dei Tame Impala. Allora, per i fan del genere, può essere un buon disco. Per gli altri, un album interessante della scena neo-psichedelica degli anni ’10. Che, visti i giganti sopra citati con i quali si rapporta, sarà tuttavia molto probabilmente presto dimenticato.

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