Radio Càos
Articoli

Il ritorno dei Black Rebel Motorcycle Club

Wrong Creatures, ovvero come sconfiggere i propri mostri a colpi di basso

I Blake Rebel Motorcycle Club, band di San Francisco dal nome cazzutissimo, come cazzuto è il loro modo di fare alternative rock, escono il 12 gennaio 2018 con il loro ultimo album Wrong Creatures.

Sono passati ormai alcuni anni dall’indiscutibile successo di pezzi come Generation e U.S. Government. La band, che ha alle spalle diverse esperienze musicali, tra cui una rivisitazioni in chiave musicale di quel capolavoro che è Howl di Allen Ginsberg, è stata spesso inclusa nella categoria di r’nr revival, oltre che nel folk o nell’rnb. Ritornano in questo 2018 alla carica, con un album che pare voler tirare le fila delle loro storie personali, nonostante abbiano un membro in meno, il batterista Nick Jago, rimpiazzato dall’estro della danese Leah Shafiro, ex dei The Raveonettes.

La voce cupa del cantante e la preponderanza del basso, sovrano indiscusso, non mancheranno di certo in questo album di Creature sbagliate. Ancora fedeli alla linea, relativamente alle influenze musicali, che spaziano dai Rolling Stones ai Jesus and Mary Chain, i Blake Rebel Motorcycle Club con questo album sono ancora metaforicamente in sella alla motocicletta che portano nel nome, ispirato al film Il selvaggio in cui trionfa Marlon Brando.

Sicuramente dal 2003 ne è passata di acqua sotto i ponti: la batterista ha subito un’operazione al cervello, mentre il bassista Robert Levon Been ha dovuto ahimè combattere i suoi mostri, la bestia nera della depressione. Wrong Creatures, quindi, è un album di rinascita, in cui non mancano numerosi riferimenti musicali, stile vecchia scuola.

La vena riflessiva della band l’avevamo già sperimentata fin dagli albori, con pezzi come I am aching Howl, dove l’io lirico restava al centro. In questo secondo album, la qualità della musica cresce in modo esponenziale e il loro genere diventa un segno distintivo – un po’ quello che farà dei Black Keys un marchio di fabbrica, per citare un nome a caso. A metà fra il folk, il blues e la possibilità di essere papabili colonne sonora per film cult, si capisce che Bob Dylan è uno dei mentori dei membri della band: dylaneggianti sono sicuramente il singolo Howl e Devil’s waiting, per quanto ci sia anche qualcosa di Jonny Cash, in chiave rivisitata visto che più che il banjo a dare colore a questi pezzi sono i riff di basso potentissimi. E forse si può dire che gli anni ’60 sono il lietmotiv in particolare di Howl, che è anche una sorta di revival della Beat generation.

black

Wrong Creatures si apre con DFF, pezzo che sa di sabba di streghe, inquietante a tratti, che fa da preludio a Spook, seconda traccia. Il titolo Spettro non è un caso: in questa atmosfera cupa scopriamo che in realtà, nel rombante ritmo della canzone, siamo di fronte ad una dichiarazione d’amore per la musica, in un’esaltazione dell’estro creativo, unica salvezza nel marciume dell’io di chi scrive, unica isola felice in un malessere che pervade corpo e mente, come solo la depressione sa fare.

E gli spettri, si sa, non hanno ossa; ci si chiede allora come si fa a rompercisi contro in King of the Bones, terza traccia di queste creature sbagliate, rifiuti della società, difetti di fabbricazione raccontati con maestria. Il basso ancora una volta è così profondo che potrebbe addirittura sembrare una tromba. Curiosi, si prosegue l’ascolto che pare più un film dell’orrore, se non l’Inferno dantesco musicato. Il filo della trama dell’album si dipana poco a poco, puntando in direzione di tracce come Haunt, una dichiarazione di disaffezione al mondo intero, risultato di una presenza sulla Terra che viene vissuta come sofferta e obbligata. Come si diceva, questo è un album fortemente introspettivo, dimostrandosi, già dalle prime tracce, una sorta di Genesi in senso biblico, una Genesi che, anche se potrebbe sembrare un ossimoro, è allo stesso tempo apocalittica.

Non mancano i riferimenti musicali colti: i Pink Floyd sono riconoscibili in Haunt stessa, ad esempio. Alla quinta traccia si verifica un cambio di registro, tutta questa disperazione alla fine necessita una canzone d’amore e di speranza, Echoe, che in molti hanno definito la Perfect day dei BRMC.

E l’amore ritorna in Question of faith, difficile però capire se si parli di amor proprio, di agape, philia o eros, per usare categorie antiche. Proprio la fede, il misticismo in senso lato, è il tema della seconda parte dell’album, da Little things go wild a Carried from the Start. Non manca nemmeno l’anamnesi della malattia descritta quasi in maniera scientifica, come dimostra la traccia numero 10.

Wrong Creatures allora si propone come un album che è in realtà un diario, un diario che musicalmente parlando ha carattere, che afferma i BRMC colonne portanti di questa linea alternative-rock californiana che ha ancora molto da dire. Il disco è una confessione di questioni delicate, di stati d’animo pieni di inquietudini che vengono esorcizzate attraverso la musica, come solo la musica autentica sa fare (le cose che la musica può fare sono tante, come diceva Max Gazzè in una vecchia canzone).

POTREBBERO INTERESSARTI