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Il Lester Bangs Italiano: intervista a Demented Burrocacao

Un viaggio alla scoperta di chi il giornalismo musicale lo precorre, vive o ripudia: Stefano Di Trapani

Bentornati nella nostra sezione – INTERVISTE IMBRUTTITE – le uniche interviste neanche troppo editate, a gente poco seria per gente ancora meno seria. 

IL PERSONAGGIONE DI OGGI: non so se abbiate ben capito di chi stiamo parlando. Per quei pochi che ancora non lo conoscono, segue una breve descrizione del personaggio. È il vicino del piano di sotto che sale in ciabatte e canottiera dei Matia Bazar (zozza di sugo), per sbraitarti delicatamente contro che le gocce che sgorgano giù dal vaso che hai annaffiato hanno rotto il cazzo, che il tuo gatto persiano ha rotto il cazzo, che più semplicemente tu ed il tuo album di Mario Biondi avete rotto il cazzo.

È il caciarone della classe, è rumore. È Stefano Di Trapani, ai più: Demented Burrocacao.

 


Radio Càos: Eccoci Stefanone.

Demented: uala.

Che casino certi rapporti.

Eeeh…a chi lo dici..

Specie quando c’è il sangue di mezzo… Tu in che rapporti sei con i tuoi?

Beh mia madre è morta…ma ero in ottimi rapporti. Mio padre è migliorato col tempo. Mio fratello tutto ok. Certo ci sono discussioni a volte ma oramai non c’è più la favilla di un tempo.

Discussioni su fatti privati e ridondanze fraterne accumulate o sui massimi sistemi?

Beh su punti di vista, ma prevale la cooperazione, non me posso lamenta’ ora come ora: certo ogni tanto siamo “confrontational” ma alla fine questo dà sale al nostro rapporto.

Tipo?

Ma niente abbiamo la nostra visione della vita…cose normali.io sono molto ansioso e lui è molto irruento. magari si sparano cazzate in buona fede. Lui col dialogo se tranquillizza…io invece continuo ad avere l’ansia in qualsiasi circostanza. era questa l’intervista? hahaha.

Mi sembra di conoscerlo qualcun altro parecchio irruento, o almeno molestissimo con i social…

Ah certo so tutti passivi aggressivi, in particolare vuoi farmi dei nomi? hahaha… sarò  una tomba.

Un tizio con un immagine profilo celestina, non so se lo conosci, pare si faccia chiamare Demented Burrocacao.

Ahahahha, uhm..sentito nominare…

Che poi ok il Demented, ma perché il Burrocacao?

La prima cosa che m’è venuta in mente per completare il profilo. Diciamo deriva dai cazzetti fatti col burrocacao per le labbra che usavamo per spaventare le nostre compagne delle medie.. Ricordi di gioventù.


demented


Ah, la gioventù, tra poco infatti ci torniamo, prima però perché questo marchio di fabbrica celestino? ormai è il tuo ©.

Guarda non lo so mi è venuto spontaneo. Era un colore acido, dà fastidio poi io ho gli occhi azzurri mi sembrava una specie di macro sulla mia anima ( sai come si dice no…occhi specchio dell’anima). Mi sta sul cazzo mettere foto o cose del genere che hanno a che vedere con l’essere.. La penso come Bene. Ma la cosa importante non è il colore quando la linea viola dentro che cambia ogni anno a seconda dell’umore di gennaio. Insomma mi sembra più pregnante di un selfie per descrivermi.

  

A proposito di Bene, che opinione hai sull’istrionismo del suo essere?

Nessuna. Non esisteva, come diceva anche lui e in effetti si è fatto il funerale da “vivo”. Per me è un genio, anzi molto meglio..un idiota ( nel senso Dostojevskiano). Lui avrebbe apprezzato questo mio commento, credo.

Io ne ho 25, tu qualcuno in più, sono cambiati un sacco di cazzi dai vent’anni della tua generazione: società, cultura, essere nel senso di “stare tra la gente”. Come sono stati i vent’anni di Demented e qual è il suo più bel ricordo? Me sto a senti na cifra Marzullo. 

Beh a vent’anni ho fondato gli Shokogaz, che era un gruppo noise post-punk col quale ho iniziato a fare diciamo dei veri concerti. Prima era tutto più situazionista. A seconda delle situazioni insomma. Questo è forse il ricordo più bello. Poi le pene dell’amore certo: quell’urgenza espressiva dirompente. Io comunque ero abbastanza isolazionista tutto sommato…abitavo al confine fra Torrevecchia e Primavalle e per me Roma era un’altra città. Il mood diciamo”di frontiera” mi prendeva completamente. Ricordo molti viaggi per Latina, dove mi trovavo decisamente meglio di Roma che all’epoca sentivo come una città pachiderma, rivoltata in se stessa come un ippopotamo nel fango. A 22 anni poi sono andato a vivere da solo (se non mi ricordo male) con la mia compagna ed altri numerosi amici. Se non mi ricordo male dell’età, intendo. Per situazionista poi intendo sia la parola esatta che “situazione”.

Si tratta di rumore, loro lo sanno e ne godono. Credo sia piuttosto importante insegnare loro a tirarlo fuori e a non tenerselo dentro. Incanalarlo diciamo.

Ho lo stesse sensazioni tra Roma e il mio posto d’origine, dove il provincialismo dirompente crea quella bolla di protezione tanto accogliente e forse umana quanto a volte asfissiante. A proposito di Shokogaz e noise post punk, se dovessi spiegare ad un bambino di dieci anni quello che suoni, ciò in cui credi, ora con i SHA, come glielo spiegheresti? 

Beh il provincialismo non è solo cacca e ottusità. A volte, proprio per reagire a questo, nascono avanguardie e metodi originalissimi di espressione che non trovi da nessuna parte. La lezione Big Black, insomma. Guarda, io ho fatto alcuni brevi seminari/conferenzine coi bambini parlando appunto di roba come diy e hip hop…mi sembrava che a loro non dovessi spiegare proprio nulla, gli metti una cosa come che ne so….uno scratch su una base caciarona e loro subito ballano. Si tratta di rumore, loro lo sanno e ne godono. Credo sia piuttosto importante insegnare loro a tirarlo fuori e a non tenerselo dentro. Incanalarlo diciamo. E quindi insegnerei magari delle tecniche che ho usato io fino ad ora per garantirmi assoluto affidamento alla corrente elettrica. Ad esempio, non stare troppo a pensare a quello che gli altri pensano. Sembra ovvio ma come dice anche il pittore maestro Nicola Rotiroti, è “la profondità dell’ovvio”.

Bellissima “la profondità dell’ovvio”. Che tipo di studi hai fatto? Leggendoti ormai da anni, è assodato il fatto che hai un vocabolario praticamente scosceso. Qual è stato, a grandi linee, il percorso post superiori e l’esperienze formative che t’hanno segnato di più, ma soprattutto chi è stato un potenziale riferimento umano oltre che culturale per te?

Guarda, io ho fatto il liceo classico. Non so perché, mi sa perché mi piaceva leggere, pensavo poi che mi fosse utile per scrivere i testi delle canzoni. Lezioni di musica le prendevo in privato, di pianoforte… ma ero abbastanza “birichino” tipo studiavo gli esercizi all’ultimo minuto e durante il resto dei giorni suonavo quello che me pareva a me… Il percorso post liceo invece è stato un breve periodo all’università, lettere a indirizzo spettacolo: nel frattempo frequentavo anche l’università della musica e suonavo con un gruppo acid jazz durante la notte, facendomi un po’ di soldini nei locali. Poi questo percorso finì come per magia col militare che poi riuscii a tramutare in servizio civile. Non mi convalidarono gli esami e ahimè mi arrivo’ la cartolina rosa. Ma da questa esperienza ebbi la conferma che l’università era completamente staccata dalla realtà. E quindi mi sono trovato ad avere a che fare con situazioni umane al limite (non parlo solo di disagio esistenziale o di classe, ma proprio roba di malattie pesanti) cosa che ha influenzato molto la mia visione delle cose. Penso sia stata la prima vera scuola e direi che queste persone sono stati i miei riferimenti umani/culturali, certamente ce ne sono molti altri, fra i miei parenti ad esempio. Mio zio, anche lui con una situazione di vita particolare, mi ha iniziato alla cosmic music. Mio padre mi ha insegnato i rudimenti della chitarra, il mio bidello delle elementari era cantante lirico e mi fece entrare nel coro della scuola perché diceva che avevo talento.. si chiamava Napoli, era un grande uomo purtroppo ci ha lasciato per una malattia. Non riusciva a pagarsi le cure e abbiamo fatto una colletta per questo.

Mi dispiace. Effettivamente ci aveva preso nel talento.

A livello letterario c’è una lista lunga cosi’, a livello musicale pure. Potrei sintetizzare con due entità: i The Cure e Joyce . Ma forse più Lewis Carrol…chi lo sa. Beh non so se ci aveva preso…io comunque ho un grande ricordo di lui, non ha mai smesso di cantare. A me comunque piaceva anche il playback eh… anzi, all’inizio, metà anni ottanta, sognavo di suonare strumenti che facevano tutto da soli. E infatti poi sono diventati di uso comune. Ahhaah.

(Ai Coldplay piace questo elemento)

Ahahhaah.

Beh a questo elemento non piacciono i Coldplay!

Ahhaha.

A proposito di Cure, sai, sul nostro gruppo di un migliaio e passa di persone stiamo facendo la Champions del Rock, ora arrivata ai quarti di finale, tra gli ultimi ottavi ci sono CURE vs LED ZEPPELIN, tu quindi voteresti Cure tutta la vita!?

Certo. Anche perché negli Zeppelin (ovvero Page e Plant) ci è andato a finire Porl Thompson dei Cure. Penso che un gruppo così spiazzante non si sia visto mai e lo dico con una certa dose di fanatismo religioso ma non credo di essere lontano dalla verità.

Ahahah.

Diciamo che se volevi passare dal gotico al pop al jazz all’ elettronica e addirittura alla musica acustica semi classicheggiante, ti ascoltavi i Cure e potevi anche non ascoltare nient’altro. Ci sta dentro tutto, pure il noise, per cui direi che è stata una bella palestra.

Quindi nasce automatica la prossima Marzullata, i tre gruppi di Demented:

Ma adesso li vuoi?

Sì, di pancia.

Proprio al volo? Ok allora direi al volissimo proprio… Cure, Hokkjaidan, Gerogerigegege, Cardiacs, Arab on radar, i Pooh, Tangerine dream, Matia bazar, Kiss, Sword heaven, il Miles Davis elettrico, Islam chipsy… ma se vado avanti cosi non finisco più.

È una domanda un po’ barbina..



Lo so ma sono quelli che escono “de panza”, quelli che senti più tuoi. L’altro giorno mi parlavi di Scaruffi o meglio, come evitare di leggere Scaruffi: oggi come oggi la famigerata critica musicale è alla ribalta, inversioni di ruoli, fanatici della penna e personalità potenzialmente onnipotenti-incallite alla riscossa che scrivono. Senza fare nomi di testate (aberranti), chi leggi con piacere?

Guarda onestamente leggere non è la parola esatta… Diciamo che non mi piace leggere la critica musicale, io stesso non sono un critico musicale. Scansiono ogni tanto qualche articolo e apprezzo le cose che ne so… di Federico Sardo, Valerio Mattioli perchè ci stuzzichiamo sovente, Marco Pecorari perchè odia Francesco Biirsa che a sua volta odia Pecorari, quindi ecco mi piace sto rapporto fra di loro e la loro dialettica a volte assurda nello scrivere. Di stranieri vabe’ Reynols…pero’ preferisco leggere le autobiografie. Preferisco l’artista che parla di se stesso perché almeno ci capisce davvero qualcosa anche non capendoci un cazzo. Ovvio che poi i giornalisti che cito sono per buona parte amici miei non so se ha senso sta cosa. Ma non vado certo a simpatie, su questo credo di essere un minimo onesto (senno’ avrei già depennato molta gente), voglio dire amici nel senso amici, non ho mangiato con tutti a tavola ovvio pero’ vabè..

C’è stima reciproca credo, è una domanda difficile.

Te lo chiedo proprio perché so che non vai a simpatie: un articolo scritto bene è pur sempre un articolo scritto bene.

Sì certo. Credo che un articolo scritto bene sia quello che parte per essere una merda disumana. Poi va a finire che invece, magia, è ok.

Mo c’ha sta fissa dell’ accelerazionismo, chissà dove lo porterà…

È un po’ proprio qui che ti volevo: hai citato fra gli altri, colleghi e non, Mattioli (prima cercavo la vostra intervista al bar e non l’ho trovata) mi chiedevo cosa fosse successo quel giorno… Ma, a parte questo, con Valerio siete un po’ la voce fuori dal coro del giornalismo musicale italiano, forse un caposaldo, per qualche haterz magari no. Se ti va, in che rapporto siete con Valerio? Poi arrivo anche al tuo romanzo eh.

L’intervista dopo te la mando. Beh con Valerio siamo in buoni rapporti, ovvio. Calcola che noi due ci sbronziamo insieme con una certa frequenza all’ Hop Corner, il beer shop di quartiere. Abbiamo combattuto insieme molte battaglie a favore del noise, abbiamo anche fatto dei reportage abbastanza seri (ovviamente mettendoci il nostro pepe) insieme. La prima volta che ci siamo davvero parlati, nel 2000 circa se non sbaglio, io suonavo a un festival anarchico coi Maximillian e lui si avvicinò a chiederci se avevamo materiale. Da quel momento siamo stati sempre in varie situazioni tipo Dothemongoloid, Catastrophe, Spasticalia…la prima edizione del Baba vede la sua partecipazione attiva a livello stampa e taglio verso il pubblico. Diciamo che Valerio tende a provocare, il suo punto di riferimento è Tamburini di Red vinyle. Se uno lo vede da quel punto di vista non je mena, sennò capace che non lo sopporta. Lui stesso ammette che è abbastanza megalomane, quindi c’è poco da fa. Direi che la pensiamo alla stessa maniera per motivi differenti: ad esempio una volta mi ricordo che lo aggredii perchè aveva fatto una recensione ai Fat worm of error (a proposito non li ho citati, loro e Autechre fra i gruppi della vita) , in cui gli dava nove. Io ero estasiato dal voto, ero d’accordissimo: poi ho letto la recensione e ho pensato MA CHE CAZZO STA A DI’. Ecco, questo è il sunto del mio rapporto con Valerione. Ahhaha. Ovvio che poi sia di base un testadicazzo, ma chi non lo è? Ahahah. Ad ogni modo è uno che ha spinto la nostra scena, poi sulle modalità ognuno avrà la sua idea credo. Ovviamente non solo la nostra perchè come puoi constatare dopo un po’ si stufa delle cose e passa ad altro. Mo c’ha sta fissa dell’ accelerazionismo, chissà dove lo porterà… Ahaha.


demented-mattioli


Vorrei fare un libro che racchiuda gli articoli di Italian Folgorati…

Mi raccontavi che avevi un romanzo in cantiere, ma che alla fine non hai più ripreso. Dimmi un po’, dopo Superonda ti è tornata voglia di mettere mano su un tuo libro? Quella buona competitività tutta mascolina deve aver avuto un qualche effetto, no!?

Hahahahahahahahaha…. Guarda io non so come a Valerio gli sia venuta voglia di fare una cosa simile. Io alla prima riga già mi sarei rotto i coglioni: io sono per lo più per la sintesi, questo l’ho capito dopo aver appunto provato a scrivere sto cazzo di romanzo. Era una storia fantapolitica, ho ancora i manoscritti… Non è male ma secondo me va bene cosi come è, incompiuta. Quindi alla fine preferisco i racconti: quelli di Dick, quelli di Hemingway… Dai racconti brevi capisci se l’autore ha le palle. Poi in operazioni come quella di Valerio facile attirarsi le critiche, perché o ti sfugge qualcosa o dici na cazzata…e infatti ci sta qualche cosa che io nel suo libro cambierei. Cioè stai facendo una cosa con ambizioni enciclopediche… Poi vabè lui alla fine è uno che scrive scorrevole, sa scrivere e secondo me ha fatto un buon lavoro di divulgazione, come minimo ha provato a farlo. Io avrei lasciato tutto segreto però: carboneria a gogo. A parte tutto sì, vorrei fare un libro che racchiuda gli articoli di Italian Folgorati, magari con testi integrali e pagine inedite, ma devo prima aspettare che si chiuda un ciclo per proporlo in giro. Se qualcuno è interessato può prenotarsi però. Ahahha.

OK, MI PRENOTO.

Hahahahaha. Aggiudicato. Assegno in anticipo però!

Te l’avevo chiesto tempo fa, te lo richiedo: una o due letture sulla musica che ti sono rimaste dentro?

E beh. L’autobiografia di Mingus, peggio di un bastardo, perchè non parla di musica praticamente mai ma la musica “la senti” nella sua vita. Quella di Miles Davis perchè vabè, è la Bibbia. Ora sto leggendo Glenn Gould, “l’ala del turbine intelligente” dove lui fa il critico musicale e direi che abbiamo un terzo incomodo. Per finire direi il monumentale assetto critico su Mozart di Abert che credo non finirò mai. Ma comunque il top del top è Walter Marchetti: De musicorum infelicitate. Eccezionale, spazza via tutto quello che ti ho appena citato.

Domandina per gli hipster invece, che parere hai su Bangs?

Boh! Dicono che gli assomiglio (fisicamente, poi il resto…). A me piace molto la sua musica.

Chiedo perché sono tra quelli che lo dice! Musica?

Si lui aveva una band non lo sapevi?

No. Sapevo suonasse ma non credevo avesse registrato, non ne so molto.

Anzi più di una.. Lester Bangs and the delinquents, i Birdland… fece anche un singolo prodotto da John Cale.

Cazzo verissimo, i Delinquents me li ero persi.

Si roba punk.

Ovviamente, visto che la chiusura è stata veramente attuata come apoteosi dell’abuso di potere, quest’ultimo va combattuto, chiunque sia la ragione sociale che lo subisce. 

Ci avviamo alla chiusura Ste’: il Dal Verme ha riaperto, quanto è importante “vivere il circolo”?

Ha riaperto ma solo per ora… Non si sa quanto durerà. Diciamo che non è che il vento tiri a favore: io penso che sia importante fare le cose assieme. Poi circolo o non circolo, quello deve vivere dentro le nostre teste. Se chiudono un posto ne apriamo un altro, se non ci danno nulla ci si prende la strada, si occupa, si fanno houseparty, si fanno insomma cose normali se vuoi vivere e non esistere. L’importante è non delegare ad altri la propria felicità: è uno dei motivi per cui molte band si sono formate, cioè fare la musica che non ascoltavano da nessuna parte. Ovviamente, visto che la chiusura è stata veramente attuata come apoteosi dell’abuso di potere, quest’ultimo va combattuto, chiunque sia la ragione sociale che lo subisce.

I progetti per il futuro, sia musicali che di lavoro?

Riguardo ai progetti futuri musicali stanno uscendo svariate cose a mio nome e ne sono felicissimo. Riguardano Acchiappashpirt, Creapopolvsqve, Maximillian I°, Trapcoustic, S.H.A., Epilepsyovlov, Giovannas e altri. Non rivelo nulla per scaramanzia, lascio solo questi indizi. Sul discorso del lavoro…beh io lavoro con la musica. Ma dovrei dire più altro “lavorio”, alla Bene. Con il giro di Roma Est stiamo partendo in minitour fra pochissimo, tre date per promuovere il progetto “nowheroma”, che è diciamo il figlioccio della comp Borgata Boredom. Presto novità anche in zona Italian Folgorati, ci saranno delle sorprese non male. Ma poi che senso ha elencare cosa si fa e non si fa? Mia madre, la mia maestra di vita più importante, mi diceva sempre: “se non puoi essere albero, sii cespuglio: e adombra di te la via maestra”. Spero di non aver detto troppe minchiate.


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No Ste’, non le hai dette. Alla tua.

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