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MGMT – Little Dark Age

Gli MGMT sono di nuovo tra noi.

C’erano molti scetticismi al riguardo. Gli MGMT, gruppo neo-psichedelico americano che tutti ricordiamo per la hit “Time to Pretend” (2008), hanno avuto una storia travagliata. Prima i fasti dell’indie pop psichedelico di quel grande album che è stato Oracular Spectacular (2008). Poi le direzioni alternative di Congratulations (2010) e MGMT (2013), con uno stile psych-prog tanto pregevole quanto incolore. Ora, il ritorno, nel 2018, con Little Dark Age.

Con il loro quarto album gli MGMT si reinventano una volta di più, come gruppo gothic/synthpop stile primi anni ’80 (diciamo, 1982). I singoli, usciti regolarmente già dall’estate scorsa, hanno entusiasmato quanto creato perplessità. E tutti ci siamo chiesti: ce la faranno gli MGMT a recuperare l’energia di un tempo?

Ebbene sì, ce l’hanno fatta. Little Dark Age si può già dire uno dei migliori album dell’anno. In pieno stile revival, il disco suona pieno, sfaccettato, ispirato. I singoli – “Little Dark Age“, “When You Die“, “Hand It Over“, “Me and Michael” –  trovano felicemente posto nell’insieme dell’album. La title track, per quanto neanche lontanamente riconducibile a “Time to Pretend“, è già un classico moderno nel repertorio del gruppo.

Ma anche le altre canzoni non sono da meno: “Tslamp“, “James“, “Days That Got Away“. Si tratta di un synthpop pacato ma sicuro, disinvoltamente d’impatto. Gli MGMT mostrano tutta la loro esperienza compositiva, creando tracce non banali che però, a differenza dei due album “di mezzo” sopra citati, riescono anche a coinvolgere e, perchè no, a divertire.

Aggiungiamo anche l’intro esuberante di “She Works Out Too Much“, che dà il la a tutto il disco. Non ci viene fatta mancare neppure, in ricordo dei vecchi tempi, una piccola vignetta psichedelica come quella di “When You’re Small“, che completa e impreziosisce l’insieme del disco.

Insomma, dopo due album come Congratulations ed MGMT, non c’era da scommetterci la testa, ma il duo americano si è, per così dire, rimesso in riga, riuscendo a recuperare gli elementi migliori della propria musica e a riproporli in un ottimo disco che resterà un piccolo gioiello di questo 2018.

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