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I migliori album ed artisti del 2017

Abbiamo raccolto i migliori album stranieri e italiani del 2017 nel nostro classificone di fine anno

Siamo in quel periodo dell’anno in cui ogni webzine, community e forum online, pubblica il proprio classificone di fine anno.

Dai che i classificoni di fine anno son belli, conciliano e fanno ripassare tutto ciò che abbiamo adorato, criticato o detestato durante l’intero anno musicale.

Questo 2017, in particolare, ha avuto un surplus di musica come non si ascoltava da tempo: le etichette indipendenti si son fatte la guerra, le major hanno dovuto rilanciare i propri canali di comunicazione per assecondare le nuove esigenze di un mercato sempre più saturo e Calcutta ha finalmente scopato.

Perciò, ecco a voi il nostro listone di fine anno, raccolto e tripartito per miglior album italiano, miglior album straniero e miglior artista emergente.

 

 

Il classificone di Anto:

Miglior album italiano

Chi, a parte pochi eletti, in Italia si permette di usare la musica (di qualità in questo caso) per denunciare la disinformazione e le storture della società?

Non è solo l’impegno “politico” di Sindrome di Tôret  a renderlo il migliore, ma la freschezza sonora, la leggiadria (senza peccare stilisticamente sia nel testo che nelle note) con cui Guglielmo Bruno in arte Willy Peyote affronta certe tematiche: razzismo, disinformazione, social networking, politica e religione.

E se vi viene di canzonare i razzisti con allegria, non preoccupatevi, saprete di chi è la colpa.

 Miglior album straniero

Omen nomen: Migration diventa non solo il titolo del miglior album straniero ad opera dell’artista britannico Bonobo, ma un vero e proprio viaggio accompagnati da sonorità travestite da elettronica, ma che conservano un cuore “analogico”.

Un lavoro maturo, eclettico che colleziona in sé svariati mondi melodici, melliflui ambient, soffusi vocalizzi – grazie anche ai featuring con Rhye e Nick Murphy aka Chet Faker.

Un viaggio attraverso le identità precise di ogni traccia, un viaggio in business class per un posto sconosciuto ma bellissimo; fidatevi di Bonobo.

Miglior artista emergente

Fa niente se non l’avete ancora sentito, fa niente se solitamente ascoltate musica di merda, fa niente se la sua voce al primo ascolto vi sembrerà strana.

Vi perdoniamo: redimetevi.

Giorgio Poi con il suo album Fa niente e i singoli a seguire si è confermato un talento.

Live all’altezza delle produzioni dell’album, (finalmente) testi non banali, ricercati, densi e intellettuali, atmosfere anni Ottanta amalgamate sapientemente con una certa psichedelia malinconica.

Il miglior esordiente e uno dei pochi che non deluderà con il secondo album.

 

Il classificone di Maria:

Miglior album italiano

L’amore e la violenza dei Baustelle è un album a cui, al primo ascolto, non avrei dato un euro, ma, quando hai l’onore di partecipare a una data del loro tour, capisci quanta arte trasudi questo album.

Possiamo anche perdonare loro, dopo questo album, di essere un gruppo per radical chic, come dice la maggior parte della gente.

Amanda Lear, Battiato, gli anni ’80 e tanto altro in un disco che ha segnato e segnerà un’epoca della musica leggera italiana.

Miglior album straniero

Sleep Well Beast, ovvero come vincere un Grammy (sono solo pronostici eh) raccontando il proprio io più recondito attraverso note di qualità e pezzi costruiti meticolosamente, come se fossero il prodotto di un artigianato finissimo.

Senza contare il fatto che tutto ruota intorno al tema dell’amore coniugale, che potrebbe risultare noioso o demodè, se non stessimo parlando dei National.

Un album che spacca i culi sotto ogni punto di vista e che conferma Matt Berninger come ultimo gigante dell’indie-rock. E poi, l’hanno prodotto persino in vinile e addirittura la copertina rischia di vincere premi.

Indiscutibilmente un must-have di questo 2o17.

Miglior artista emergente

La musica country, come quella folk, non saranno proprio in voga negli ultimi tempi; ma quando senti la voce di questo ragazzo di vent’anni cantare queste ballate struggenti, che ricordano un po’ Hank Williams e un po’ Pete Seeger, è davvero impossibile non innamorarsene.

Colter Wall è un giovane cantautore canadese, con un talento di tutto rispetto, che anche grazie all’approvazione di Steve Earle, si presenta al grande pubblico in questo 2017 con un album omonimo.

Questo ovviamente vuole essere solo un invito all’ascolto, perché comunque siamo democratici e lasciamo a voi l’ardua sentenza.

 

Il classificone di Giulia:

Miglior album italiano

Andrea Mangia – Populous – è un eclettico musicista elettro-dance nato e cresciuto in Salento.

Per confezionare il suo ultimo album, Azulejos, si trasferisce alcuni mesi in Portogallo, a Lisbona, sedotto dall’atmosfera particolare della città, a metà fra Europa e Sud America.

Il risultato è il primo disco italiano di cumbia elettronica.

La commistione di tradizionale e moderno gli conferisce un gusto particolare, che sa di Jamie xx e di folktronica, il tutto condito da un’estetica vivacissima, piena di colori, proprio come le azulejos del titolo, le mattonelle tipiche della città, illuminate sempre dalla luce che riflettono.

Pezzi come Cru, una lenta poesia sussurrata dalla voce di Nina Miranda, evocano le sonorità tipiche di Four Tet, scaldate dai ciclici ritmi della cumbia e dalle sue percussioni infuocate.

In altri, come Racatin, si sente la mano di Jo Ferliga degli Aucan in post produzione: il synth, i sample esotici, le voci tribali.

Sicuramente questo è l’album più riuscito del 2017, che apre l’elettronica italiana al panorama internazionale.

Miglior album straniero

Agli inizio di gennaio 2017 Christopher Michael Taylor, in arte SOHN, pubblica il suo secondo album, Rennen. Lontano dagli ambienti caotici del Regno Unito, il cantante e produttore discografico sceglie l’Austria come luogo ideale per lavorare a questo progetto: astratto, quieto, minimale.

Gli elementi rhythm&blues vengono decostruiti a favore di basi elettroniche senza ornamenti sulle quali poggia la voce melodica e armoniosa di SOHN.

Le dieci tracce del disco lasciano trasparire un gusto raffinato fruibile, emotivamente coinvolgente.

L’r&b si tinge di elettronica in brani come Signal, diventa blues sfacciato in Conrad, fino a dissolversi in un ambient meditativo, stile Brian Eno, in Proof.

Il respiro d’insieme ricorda quello del maestro Thom Yorke, in particolare nel cantato, che qui però risulta essere decisamente meno malinconico.

Falling è la punta di diamante di tutto l’album: spirali di suoni ossessivi e ipnotici che si ripetono sotto un incantesimo musicale.

Il sortilegio migliore del 2017.

Miglior artista emergente

Andrea Laszlo De Simone è la mia personale rivelazione di quest’anno.

Già batterista dei Nadàr Solo e membro del duo torinese Anthony Laszlo, a giugno pubblica il suo album d’esordio solista Uomo donna, autoprodotto e registrato in presa diretta.

Fin dal primo ascolto ci si rende conto di essere di fronte a un disco puro, non interessato a diventare “generazionale”, che si muove tra passato e presente creando un ponte tra le epoche, tra psichedelia e cantautorato, passando per il miglior prog italiano.

Andrea è autore vero, caratterizzato dalla ricerca costante di compenetrazione tra testo e resa musicale; il concept dell’album è l’amore in senso lato, il rapporto di genere, la fragilità.

La migliore tradizione musicale viene qui riletta in chiave moderna attraverso una cura perfetta del suono; evidente è il richiamo al Battisti di Anima Latina nel controcanto disperato di Sogno l’Amore, così come al rock dei Verdena in Vieni a Salvarmi e al carisma sofisticato di Battiato in sintonia con le atmosfere dei Radiohead in Sparite Tutti, risposta esplicita a How to Disappear completely.

Insomma, Uomo Donna è un album autentico, libero. Fidatevi, non potrà lasciarvi indifferenti.

(No, non è Frank Zappa)

 

Il classificone di Andrea:

Miglior album italiano

Con Prisoner 709, Caparezza si conferma non solo tra i migliori rapper italiani, ma anche tra i maggiori artisti musicali del nostro Paese.

Dopo un costante percorso di crescita personale e professionale, il rapper pugliese trova finalmente il coraggio di affrontare, in quest’album, demoni, fantasmi e paure inconfessabili, nonché di confrontarsi con il proprio passato e con il futuro incerto.

Di tutti gli album di Caparezza, Prisoner 709 è finora quello più hip-hop, con ritmiche serrate, bassi onnipresenti, metriche graffianti e testi precisi e micidiali.

Miglior album straniero

Con Villains, i Queens of the Stone Age giungono al vertice di un tracciato di continua evoluzione musicale.

Rispetto agli inizi, vent’anni fa, il gruppo di Josh Homme pare aver finalmente scartato tutti gli elementi superflui del proprio stile, compresa la componente stoner che li ha sempre caratterizzati.

Villains accoglie influenze funk , orchestrazioni, strizzate d’occhi all’indie, pur ponendosi come un lavoro di altissimo livello, con un songwriting eccellente e qualità tecniche non trascurabili.

Può darsi (ma non ditelo troppo in giro) che Villains sia il miglior album che i QOTSA abbiano fatto finora.

Miglior artista emergente

I Methyl Ethel sono un quartetto proveniente da Perth, Australia.

A chi questo non dice nulla, ricordiamo che quella è la città dei Tame Impala e dei Pond.

È questa la tradizione con la quale i quattro si sono dovuti confrontare, specie nel loro secondo album uscito quest’album, Everything Is Forgotten, che li ha portati alla ribalta.

La loro neo-psychedelia è però pesante, incontra toni più dark e meno spensierati, cedendo a volte all’indie rock e al dream pop.

In ogni caso, sono certamente da tenere d’occhio.

 

Il classificone di Leslie:

Miglior album italiano

H3+ è la chiusura di una trilogia speciale, quella incorniciata dalla musica di un grandissimo artista italiano: Paolo Benvegnù.

Il suo modo elegante e colto di scrivere, suonare e cantare lo rendono sempre più vicino ad un alieno, nel panorama alternative nostrano.

H3+ è un viaggio, è un sogno, è una ricetta perfetta: le orchestre sono accordate dal vento e il canto porta all’estasi, come recita ‘Victor Neuer’; l’amore è raccontato in modalità difficili da trovare altrove: ve lo dimostreranno Olovisione in parte terza e gli altri pezzi di questo disco incantato.

Miglior album straniero

I Depeche Mode si sono formati 37 anni fa, ma nel 2017 sono stati ancora una volta in grado di sfornare un disco eccellente: Spirit.

Li abbiamo potuti ammirare anche dal vivo, in una serie di concerti che hanno avuto luogo in Italia e, in un moto d’adorazione, abbiamo ballato e sudato sulle note di So much Love e You move, ondeggiato su Where’s the revolution e ci siamo commossi per brani come Eternal, con lo straordinario Martin Gore a prestar voce a fianco all’unico e inimitabile Dave Gahan.

Miglior artista emergente

Salvario è un cantautore mai banale.

Sicuramente talentuoso, pieno di cose da dire: Dinosauri, contenuta nel disco Duemilacanzonette e fregiata dalla collaborazione con Matteo De Simone dei Nadàr Solo – band purtroppo in pausa di riflessione – è un esempio dell’intensità di cui si dotano i testi e la musica di questo album.

Tra le altre perle del suo lavoro, la bellissima Una parte di me, dedicata al rapporto a volte difficile con se stessi, e il collage divertente di Canzonetta da Bar, dedicata invece alla musica nostrana.

Salvario farà strada o almeno questo è quello che ci/gli auguriamo.

 

Il classificone di Ponch:

Miglior album italiano

È incredibile come sia riuscito a mettermelo in culo da solo, dato che volevo piazzare l’artista dell’album che sto per piazzare come miglior album italiano nella categoria “miglior artista emergente”.

Eh già, lo chiamavano l’ortolano.

Perché? Perché sto parlando di Forse non è la felicità dei Fast Animals and Slow Kids.

Come? I Fast tra gli artisti emergenti? Ma che nuove droghe usi Riky? Nessuna, o almeno nessuna nuova.

Volevo collocare i FASK tra i migliori emergenti dove ‘emergente’ sta per emergente dal lezzo di merda con cui siamo stati bombardati durante l’intero anno appena trascorso, così ricco di incredibili talenti fast-food.

Dai, i vari Mc Donald’s dell’indie italiana.

Ora indignatevi come hanno fatto alcune, improbabili, suffragette del cazzo quella volta che ho dato della bocchinara a Selvaggia Lucarelli dopo la storia di Rolling Stone, perché non si dice bocchinara, si dice scalare la società, si chiama meritocrazia.

Se Emily Davison fosse ancora viva vi prenderebbe a mattarellate in bocca.

Comunque, Forse non è la felicità è un disco coi controcazzi, Aimone l’animale da palco più libero che conosca e noi, miei cari no, non saremo liberi: la ribellione è morta.

Come il black humour.

Miglior album straniero

Non provavo tanta difficoltà nello scegliere un album da tempo.

Il 2017 è stato un anno implosivo, musica ovunque. Tanta musica italiana, altrettanta, forse troppa, musica estera.

Perciò ho passato una buona mezz’ora a sbattermi davanti a Spotify, ma non se ne usciva.

Una cazzo di gabbia piena di sfizi per un affamato.

Quando la gabbia stava per diventare troppo stretta, un carcere, ho pensato all’album capace di trovare la chiave. Black Corner Den è stata la prima uscita, del 2017, di Atrium Carceri, che ha visto la partecipazione straordinaria di Cities Last Broadcast ennesimo aka di Pär Boström.

Questo è stato l’album che ha più ridefinito gli ascolti Dark Ambient della seconda metà dell’anno, quella in cui il sole tramonta troppo presto e la notte troppo tardi.

Black Corner Den quest’anno, tanto quanto Monument Builders di Loscil dello scorso anno, sono stati ciò che di più emblematico può rappresentare l’inverno con le sue conseguenze socio-emotive.

Un viaggio oppiaceo nell’oscurità.

Album in grado di farti riconciliare con la tua vera e solitaria natura animale.

 

Miglior artista emergente

Credo che nothing, nowhere. sarà il protagonista assoluto del rap d’oltremanica dei prossimi anni.

Non voglio dilungarmi troppo a parole, vorrei solo che lo ascoltiate per sintonizzarvi con ciò di cui sto parlando.

In solo un paio d’anni di produzioni (serie) come Who are you? e Reaper ha raggiunto numeri da far cagare in mano qualsiasi nuovo one mic avesse la minima intenzione di provare a prendersi la scena: Houdini.

 

 

 

 

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