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Nine Inch Nails – Not the Actual Events

Qualche informazione da sapere sul nuovo album dei NIN.

 

Sono passati più di tre anni da quell’inaspettato Hesitation Marks, grande ritorno dei Nine Inch Nails di Trent Reznor: competente, intelligente, ben costruito, accattivante, sfaccettato. Dopo tre anni, Not the Actual Events, pubblicato il 23 dicembre 2016, sembra andare in direzione diametralmente opposta: meno “colorato”, più disperato e sporco, impenetrabile, soffocante, nichilista, sembra pensato apposta per i nostalgici dei tempi d’oro di The Downward Spiral, di un Reznor alcolizzato e tremendamente pessimista. Se Hesitation Marks pareva aperto, audace, liquido, Not the Actual Events è chiaramente chiuso, opprimente, solido.

 

Motivi di questo cambio di rotta?

 

Uno: probabilmente, il mondo in cui viviamo. Tante cose sono successe dal ’13 a qui, e tante, ne abbiamo parlato fino allo sfinimento, lo scorso anno, da lasciarci senza respiro. Sia il titolo che la copertina dell’EP sembrano rimandare a ciò che stiamo vivendo, o meglio a come lo stiamo vivendo: la ripetizione, sulla copertina, del titolo e del nome del gruppo (il primo presentato come due frasi graficamente sovrapposte) ci rimandano, semanticamente, alla mediazione dei contenuti, delle notizie, delle informazioni: “not the acutal eventsnon gli eventi concreti”. Come dire: che cosa è reale, e che cosa non lo è? Questo il tema portante, tra le righe, di tutte le canzoni: alienazione e spersonalizzazione contro intermediazione e multiculturalità, perdita di valori e punti di riferimento contro superamento di tutti i limiti e di tutte le possibilità. E non ultimo: che cosa abbiamo visto, e che cosa è successo davvero? Pensate alle immagini dei telegiornali a cui siamo fin troppo abituati, e capirete cosa si intende.

 

nin

 

Motivo numero due: la presenza, ormai ufficiale, dello storico collaboratore dei NIN, Atticus Ross, con il quale Reznor ha realizzato diverse colonne sonore (tra le quali quella per il noto documentario sull’ambiente, Before the Flood, con Leonardo Di Caprio). I due inoltre, ricordiamolo, hanno fondato insieme il gruppo post-industrial How to Destroy Angels, le cui sonorità ben serrate e spinte hanno senza dubbio influenzato gli arrangiamenti di quest’ultimo lavoro.

Risultato: cinque canzoni sporche, taglienti, spettrali. La logica spietata della macchina industriale e della società conformista e pressante, seppur poco aggiornata rispetto al 1994, emerge ancora con forza dalla visione di Trent Reznor:

Si spazia dai sapori quasi techno di Dear World – la quale contiene un’interessante sezione che ci presenta un confuso connubio di frasi provenienti da due direzioni diverse (sinistra e destra), metafora della nostra cara multi-informazione? – all’hard industrial di She’s Gone Away; dalla riflessione ontologica di The Idea of You – episodio quasi cartesiano alla Tyler Durden (sì, Fight Club), il più rock dell’album – alle immagini apocalittiche del pezzo più riuscito, Burning Bright (Field on Fire).

Non mancano le ospitate: il buon Dave Grohl, che con Reznor già aveva collaborato in The Downward Spiral, suona la batteria in The Idea of You; Dave Navarro, chitarrista di Jane’s Addiction e, once, dei Red Hot Chili Peppers, disegna rumoristici paesaggi di chitarra in Burning Bright (Field on Fire); e Mariqueen Maandig, moglie di Reznor, canta in She’s Gone Away.

Rimane da chiedersi come andrà ora: se il nuovo album dei NIN, quando arriverà, suonerà così, duro e maligno, o lascerà di nuovo spazio a nuove soluzioni. E, quale nuova interpretazione ci darà Trent Reznor di questo nostro mondo sempre più fuori controllo:

 

 

“You can tell all your friends you’re just a tourist,

but you can’t understand what they have planned

Until you try to leave”

– Da Branches Bones

 

“You dig in places till your fingers bleed
Spread the infection, where you spill your seed”

– Da She’s Gone Away

 

“I’m somebody, for what that’s worth,

if that means anything anymore”

– Da The Idea of You

 

“The flies come roaring out
And will surround the entire world
And blacken out the sky

And every last one of you
Like a plague of locusts
Like an exit, like an end, like the end”

– Da Burning Bright (Field on Fire)

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