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Musica

Sottoboschi musicali: bed for one, frumhere

Musica per organi caldi, proprio come piace a noi.

Difficilissimo creare una certa categorizzazione in una dimensione sensibile, quale la musica, che non possiede di per sé la disponibilità strutturale per poter compiere una categorizzazione.

Partiamo dal presupposto che ogni tentativo di nominare una determinata musica con un genere è esatto e calzante fino ad un certo punto: ogni categorizzazione applicata sfugge malamente dopo poco; così si è costretti a creare un nuovo nome, una nuova etichetta che debba dare ragione dell’eccezione che è nata all’interno dell’etichetta genitrice.

Così, se ammettiamo per un attimo che il macro genere possa essere il rap, il sottogenere nato dall’esigenza di giustificare il cambio di beat è la trap (in modo molto generico).

Non volendo per questo dare una teoria esaustiva, tutto ciò è servito come input per introdurre il concetto di sottobosco musicale, ovvero quel punto nella cosmologia musicale in cui sono presenti artisti che al momento non hanno un’identità iconografica – a volte non hanno nemmeno quella anagrafica – ma che lasciano a noi ascoltatori, come unico segnale della loro esistenza, la traccia artistica della loro musica.

Concentrandoci sul genere dell’elettronica, che forse un po’ più di tutti per conformazione si lancia verso la sperimentazione, questo sottobosco è più facile da individuare in quanto tale.

Se intorno agli anni 2012-2014 i canali di youtube più influenti come majestic o soundyouneed  hanno accolto le produzioni di questi artisti, adesso, con il repentino cambiamento tecnologico, tutto quel miscuglio di felci, muschi, suoni e rumori soffusi si è spostato nello stream, da Sound Cloud a Spotify.

Ed è proprio qui, in quest’ultimo luogo fantastico, che ho scoperto frumhere: un artista non ancora delineato, ma dal suono qualitativamente alto. In questa piccola rubrica, allora, proveremo a dare un’immagine sfocata a tutte queste silhouette del sottobosco.

“bed for one.” è un album che si inquadra in quell’elettronica soffusa, sporcata da rumori porosi, che ha scelto di affidarsi a sporadiche frasi in loop, piuttosto che ad un testo coeso. Questo per alcuni può essere già un problema per cercare un filo conduttore, un nesso logico – ammesso che sia necessario. Allora c’è bisogno di dire che qui vanno avanti i sentimenti, le modulazioni dell’animo, non il raziocinio. E se proprio volessimo partire da un barlume di lucidità, aggrappiamoci ai titoli. In successione le tracce procedono così: night drive, missed call pt.1, loving you, 2:00 am, made this instead of texting my ex, missed calls pt.2.

Le sei tracce che compongono l’album sembrano seguire una certa coerenza e sono il primo appiglio a cui aggrapparsi per creare un set di immagini. Quindi, fate così: immaginatevi in auto nella notte, a guidare con i finestrini aperti, cercate di chiamare qualcuno per dichiarare il vostro amore – sono ormai le due della notte -, non risponde, ci riprovate. E il racconto finisce qui. Il raziocinio si ferma qui: tocca ai sentimenti e ai suoni.

Ed ecco allora che le melodie non sono disordinate, non si ripetono, mantengono una loro coerenza. Rimangono due costanti: la porosità del suono mescolato e stralci di frasi. Queste due costanti prendono forme diverse durante la costruzione dell’album.

Ad esempio il suono sommesso di sottofondo è mischiato in missed calls pt 1  e pt 2 con la campionatura rivisitata di un telefonino; gli stralci di frasi, invece, in questi stessi pezzi, diventano stralci di chiamate, stralci di conversazioni mai avvenute.

Così come in made this instead of texting my ex, è proprio uno stralcio di chiamata ad aprire il pezzo e a lasciare spazio, intorno al primo minuto, ad una cadenzata suoneria di cellulare.

Il brano continua fino a farci risentire quella voce che mormora un qualche discorso lontano.

Ed è infine a missed calls pt.2 che le immagini suggerite dai suoni, senza legami di raziocinio, ci suggeriscono che queste chiamate perse sono in entrata, non in uscita; che la guida notturna del primo pezzo non è per raggiungere qualcuno, ma forse è per scappare da chissà quale noiosissima festa di capodanno, per raggiungere un lontano nido in qualche B&b di periferia.

Chiamate, pure. Sono occupato.

 

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