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Sundara Karma – Youth Is Only Ever Fun In Retrospect

Qualche nota sull'ultimo dei Sundara Karma: per noi un bel 7.

Per chi come la sottoscritta nell’anno appena concluso si è lamentato della mancanza di una buona dose di (indie)rock , questo 2017 forse non è iniziato in modo poi così malvagio.

Certo, siamo ancora quelli che se la devono vedere con i buoni propositi giurati a morte nelle notti di poca lucidità del 2016 ma, anche se la maggior parte di noi dovesse fallire (e senza dubbio questo succederà), qualcuno che non ha avuto difficoltà a mantenere i propri propositi c’è e noi dobbiamo prendere ispirazione da loro: i Sundara Karma.

I Sundara Karma sono Oscar Pollock (voce e chitarra), Haydn Evans (batteria), Ally Baty (chitarra) e Dom Cordell (basso) e Youth Is Only Ever Fun In Retrospect è il loro primo LP che salta fuori direttamente dalla calza della befana il 6 gennaio.

Con ben otto brani non inediti su dodici, questo disco potrebbe inaugurare la categoria “Debutti che non lo sono” eppure questo quartetto sbucato dal Regno Unito  ormai già qualche anno fa, pare proprio voglia imporsi come una vera e propria novità di quest’anno.

Ma, parlando sempre di buoni propositi, se tra i loro c’era anche quello di dare vita a pezzi epici che facessero scatenare le masse, si deve purtroppo dire che l’obiettivo sia stato centrato solo in parte.

sundarakarma

Oscar Pollock e compagni non so esattamente che rapporto abbiano col karma ma se il concetto del suddetto è strettamente legato al tempo, loro hanno il gran merito di averlo saputo gestire riuscendo a mettere in piedi un lavoro ben confezionato senza perdere negli anni quella freschezza genuina, trascinante senza uno specifico motivo, che ti fa dire Sì. E ti fa finire su ticketone a comprare biglietti.

Poi insomma, basta guardarli. Il look è quello giusto: “zero pretese curate nei minimi dettagli”. Poi il frontman è un vero frontman che mette una grande impronta su tutti e dodici i brani, sia per la personalità vocale sia per la scrittura dei testi. Poi l’energia emerge fin da subito, anzi, proprio nei primi pezzi in scaletta i Sundara Karma partono in quarta mettendoci immediatamente nella condizione di scatenarci come se non ci fosse un domani.

 

A Young Understanding, già nota al pubblico dallo scorso febbraio, apre le danze e mette subito in chiaro qual è il mood di questo disco all’insegna di chitarre frenetiche e batteria instancabile. Si prosegue con Loveblood, uno dei pezzi forti, anzi il più forte, che oltre a non volerne sapere nulla di rallentare il ritmo, spicca come vero e proprio manifesto di un album che parla di giovinezza e questo brano ne rappresenta perfettamente l’essenza attraverso la scrittura di Oscar, romantica e drammatica allo stesso tempo. È proprio questo a dare personalità a tutto il lavoro: l’impeto nelle liriche,il tirare tutto fuori, l’avere paura ed essere drammatici ma anche passionali e poi tornare ad avere paura. I battiti cardiaci possono solo accelerare con i loop di chitarra ipnotici di Olympia e poi rallentare, ma solo per un attimo, nel farsi sorprendere da quel velo di nostalgia in Happy Family all’insegna di cori solenni e vagamente malinconici. Ma in sei minuti di musica questo pezzo si riserva il diritto di cambiare le nostre sensazioni più e più volte. Poi sì, pezzi come Flame e Be Nobody i Kings Of Leon si staranno mangiando le mani per non averli composti loro.

 

Dopo una prima parte scintillante ne arriva una seconda che sinceramente, senza troppi giri di parole, è semplicemente un’inutile ripetizione di cose già sentite. Si va a colpo abbastanza sicuro con She Said e Vivienne che riescono a mantenere un’atmosfera elettrica e potente ma paradossalmente tutto ciò si protrae fin troppo in modo talmente uniforme e standard da far scemare gradualmente tutta l’intensità piacevole dei primi pezzi.

Fondamentalmente nessun singolo pezzo porta sulle proprie spalle chissà quale colpa. Fondamentalmente, questo è un disco che proprio come la giovinezza scorre veloce e vive intensamente il momento. Noi possiamo ascoltarlo e fare lo stesso, possiamo anche comprare il biglietto per un festival in cui loro certamente suoneranno e sapranno farlo molto bene, possiamo scatenarci, possiamo consigliarlo agli amici. Quando poi però quegli stessi amici a fine anno ci diranno “Oh comunque quei Sundara Karma erano carucci dai” speriamo di ricordarci ancora chi sono e non perderci in un confusissimo “SundaraKarmaPoliceChi? Cosa?!”

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