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Tigran Hamasyan – For Gyumri

Torna Tigran Hamasyan, il nostro jazzista armeno preferito.

Con il suo nuovo EP, For Gyurmri, Tigran Hamasyan sembra seguire una strada che lo porta sempre più verso il jazz tradizionale. Sono dimenticate, almeno per il momento, le radici musicali della sua terra d’origine. E dimenticate sono anche le esplosioni virtuosistiche di parossismi pianistici, che troviamo in album come Mockroot (2015).

In For Gyumri, Tigran Hamasyan è calmo, riflessivo, posato. L’EP sembra in effetti più un prosieguo del suo album precedente, An Ancient Observer (2017), che infatti si presentava con un suono simile. Sembra che il pianista intenda in qualche modo incontrare degli ambienti più colti forse, e meno tecnici. Così suggeriscono tracce come la delicata “Rays of Light” e la profonda “The American“.

Altre canzoni, come il pezzo di apertura, “Aragatz“, e la breve e turbolenta “Self-Portrait“, paiono comunque mantenere un certo quantitativo di “moto”, sposato con una sensibilità melodica che non tramonta mai. L’ultima traccia, la lunga”Revolving – Prayer“, è l’unica completamente improvvisativa. Un pezzo per i veri appassionati di jazz, che concede poco all’ascolto e molto alla musicalità.

Nel complesso For Gyumri si rivela un EP forse poco interessante per chi ha scoperto Tigran Hamasyan con i suoi forti “spasmi” di jazz armeno. Indubbiamente è allo stesso tempo un EP che incontrerà il favore della critica jazz più radicale e conservatrice. C’è forse da temere che il pianista abbia definitivamente rinunciato alle complesse impalcature di prog/jazz melodico che lo hanno reso famoso? Staremo a vedere, aspettando un nuovo LP e sperando che esca entro l’anno.

 

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