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Ty Segall – Freedom’s Goblin

Con Freedom’s Goblin, il bluesman americano Ty Segall compie il passo definitivo fuori dall’underground. L’album è un album per tutti: cultori del garage, vecchi fedeli del rock and roll, ascoltatori casuali, musicofili incalliti.

C’è davvero di tutto. Dal blues/soul d’apertura di Fanny Dog al jazz/pop accattivante di The Great Pretender. Dal rumorismo sperimentale di Meaning, che richiama quasi i Sonic Youth, a Every 1’s a Winner, che può tranquillamente rivaleggiare con il migliore Jack White (il confronto emerge spontaneo).

E poi l’attacco febbrile di Despoiler of Cadaver, la digressione garage di When Mommy Kills You. Non mancano le ballad, una meglio dell’altra: Rain, My Lady’s on Fire, Cry Cry Cry.

Il resto si può riassumere in un hard rock/blues rock che a volte ricorda i Fuzz, a volte i White Stripes. A volte viaggia indietro fino agli anni ’70, a volte torna più vicino, agli anni ’90, ma senza mai perdere di verve ed entusiasmo.

Ci sono tanti, tanti assolo di chitarra. Ma anche melodie orecchiabili, refrain coinvolgenti, falsetti, distorsioni, fughe strumentali, momenti romantici.

Ty Segall, insomma, ha imparato come fare musica, non ha paura di spaziare. Trascendendo la sua immagine precedente di bluesman underground, fornisce qui un songwriting completo, da artista maturo, conscio delle proprie capacità.

E arriviamo allora alla solita spinosa questione: underground contro mainstream. I fedeli fan di Ty Segall che l’hanno seguito da inizio carriera, assistendo alla sua lenta scalata al successo, storceranno il naso con questo album.

La parola venduto comincerà a circolare, come spesso accade in questi casi. Eppure a torto, poiché in Freedom’s Goblin, ribadiamolo, non mancano sperimentazioni, non manca il blues, non manca il garage.

Ma per i non radicali, sarà evidente che questo album è un segno della crescita di un musicista che non poteva non arrivare a questo punto. Ty Segall non sarebbe mai potuto restare un artista underground, così come per esempio non avrebbero potuto farlo i Black Keys o un Jack White.

Questi sono artisti troppo talentuosi per costringere la propria musica a restare intrappolata presso uno stretto pubblico da club underground, dove si suona tra sigarette e birra. Quando questi artisti si rendono conto di cosa possono fare veramente, niente li può fermare, e niente li deve fermare.

Mettendo molto le mani avanti, possiamo già indicare Freedom’s Goblin come uno dei migliori album del 2018. A dieci anni di carriera, e a trent’anni di età, Ty Segall ha compiuto un completo arco di trasformazione, imparando a conoscere sé stesso e la sua musica, ed esprimendo in questo disco tutto ciò che sa fare. E probabilmente è solo l’inizio.

Benvenuto nel mainstream, Ty Segall.

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